A Tutto il buono troviamo Claudio Calì: “Le relazioni oggi sono molto delicate, l’aspetto su cui bisogna costruire ponti, concentrarsi sull’empatia, capacità di mettersi nei panni degli altri”

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Elvira Federico è conduttrice di Rete 7 del programma “Tutto il buono”, inviata tgevents, modella, influencer.

Nella puntata di venerdì 15 maggio 2026 di Tutto il buono, ospite è Claudio Calì, un consulente di comunicazione.

“Benvenuti a Tutto il buono. Ci sono percorsi che nascono dalla formazione e poi si trasformano in qualcosa di più come ad esempio una Laurea in Legge, l’esperienza dei grandi eventi, dei grandi palcoscenici perché comunicare non significa solo parlare, ma significa qualcosa di più, quello di raccontare un vero e proprio messaggio. E con noi abbiamo un grandissimo comunicatore, un ospite eccezionale che è venuto a trovarci dalla Valle d’Aosta, è qui con noi Claudio Calì”.

“Che presentazione!”. 

Benvenuto Claudio a Tutto il buono

“Grazie a te per l’invito. E’ una bella presentazione, possiamo andare adesso?”. 

Spiegami come è nato questo amore per la comunicazione?

“Probabilmente è nato con la mia nascita. Ho sempre voluto fare questo in diverse modalità, eventi, relazioni pubbliche e poi adesso formazione delle aziende. Mi piace, sono io”.

Cosa ha inciso per te durante il tuo percorso di lavoro. C’è stato qualcosa che ti ha motivato a fare proprio il motivatore alla fine?

“Anche questo poi alla fine non è stato neanche la consapevolezza. Sono cresciuto professionalmente in questo modo. Ho avuto la fiducia di tantissimi grandi personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e poi ho cercato di capire il motivo per cui funzionavo e per cui mi cercavano anche fuori dal contesto professionale e quindi eccomi qua”.

Tu lavori come formatore all’interno di enti pubblici, all’interno di scuole. Quali sono diciamo le tematiche un pò più difficili a volte da affrontare?

“Le relazioni oggi sono molto delicate, c’è difficoltà a causa anche dei social imperandi nella nostra vita professionale e privata. Quello è l’aspetto su cui bisogna costruire ponti. Ecco probabilmente quello che forse anche inconsapevolmente riesco a fare è costruire ponti in senso metaforico”.

Infatti quali sono gli errori più frequenti che trovi all’interno delle organizzazioni?

“Trascurare l’aspetto dell’empatia, non mettersi nei panni dei colleghi, dei dipendenti per quanto riguarda i manager quindi la capacità di mettersi nei panni di chi si relaziona con noi per cercare di capire come migliorare il rapporto con loro”.

Tu che sei un grande motivatore e un grande comunicatore quali sono i punti migliori su cui una azienda dovrebbe soffermarsi proprio per migliorare quello che è l’habitat aziendale?

“Quello che consiglio in tutte le aziende e soprattutto ai manager è quello di lavorare sulla loro intelligenza emotiva”.

Ecco sull’empatia?

“Sì, sull’empatia, sulla capacità di mettersi nei panni degli altri partendo da sé stessi. Quindi più si sale sulla scala gerarchica nelle aziende e più è importante l’intelligenza emotiva. E’ questo l’aspetto”.

Infatti la formazione sta diventando un argomento sempre più centrale. Ecco qual è il modo migliore per emergere oggi in questa cosa?

“Innanzitutto bisogna leggere, studiare e lavorare su sé stessi. Nei casi difficili per fortuna ci sono gli specialisti e lo sappiamo. Altrimenti per ognuno di noi è doveroso che cerchi di lavorare su sé stesso perché come facciamo a relazionarci meglio con gli altri se non si lavora su sé stessi?”. 

Quali sono secondo te le competenze migliori che bisogna proprio affrontare all’interno di una organizzazione?

“Dipende. Chi ricopre ruoli da manager deve lavorare sulla propria leadership, ma non vuol dire comandare, vuol dire essere autorevoli”.

Ecco non vuol dire comandare?

“I capi e le cape non sono più di moda. Adesso si cercano le aziende leader. Per essere leader bisogna essere tutta una serie di cose che partono, ripeto, dall’intelligenza emotiva e su quello bisogna lavorare”.

Infatti io vedo sicuramente durante il tuo lavoro hai trovato tanti malcontenti all’interno delle aziende e manca spesso e volentieri quell’empatia, quella emotività. E’ brutto da dire però molto spesso magari un’azienda dice tanto vai via tu e io ne trovo già un altro. Cioè non siamo numeri? Giusto, siamo persone?

“Sì, oggigiorno con la cosiddetta generazione Z è ancora più difficile perché giustamente i giovani pretendono di vivere meglio anche all’interno dell’azienda e quindi rispetto alle mie generazioni in cui si accettava supinamente tutto, adesso loro scelgono l’azienda anche in funzione di come stanno dentro l’azienda e questo è fondamentale”.

Cos’è per te Tutto il buono?

“Tutto il buono? Eh, tutto è assoluto. Tutto il buono è vedere in positivo la vita e cercare di capire gli altri, non giustificarli perché si può anche non condividere una determinata opinione di qualsiasi individuo, ma quantomeno di capirli perché se non si ascolta per capire, ma soltanto per rispondere non si va da nessuna parte”.

C’è stato un momento nel tuo percorso formativo, una persona che ti ha ispirato in particolar modo?

“Oddio, ce ne sono tantissimi. Uno recentemente è scomparso Davide Riondino, un grandissimo amico, ma tanti altri che mi hanno permesso di capire tante cose anche loro sbagliando, ma grandi uomini, grandi donne che mi hanno aiutato a crescere professionalmente e a capire quanto io ero importante anche per loro, per un contesto della vita professionale e personale”.

Grazie Claudio Calì per essere stato qui con noi.

“Grazie”.

“Ci sono lavori che si vedono e lavori che si sentono. E quello di Claudio Calì si sente perché è come se comunicare non è solo parlare, ma quello di trasmettere un messaggio quello di creare connessioni con le persone”.

Vi cito una frase importante di Peter Drucker che dice: “La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

“Questa è la storia di Claudio Calì e questa è la storia che si costruisce. Grazie a tutti e ci vediamo alla prossima puntata con Tutto il buono”.

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