Trentodoc Festival: l’incontro perfetto tra curiosità e tradizione spumantistica

comunicato stampa del 26 settembre 2026

Bottiglie che riposano per anni, mani che raccontano il “remuage”, vigneti da attraversare e calici da assaggiare. È dentro le case spumantistiche, tra i racconti dei produttori e la curiosità dei visitatori, che il Trentodoc Festival trova una delle sue immagini più autentiche. In questo viaggio nei territori di produzione, l’assessore provinciale all’agricoltura e promozione dei prodotti trentini Giulia Zanotelli ha incontrato produttori e ospiti, entrando nei luoghi dove nascono le bollicine di montagna e raccogliendo da vicino aspettative, idee e prospettive di un comparto che lega sempre più vino, ospitalità ed esperienza. “Quello che sto raccogliendo in questi giorni è soprattutto la soddisfazione degli operatori e, insieme, una forte voglia di continuare a promuovere il Trentodoc, portare in alto i nostri vini e investire sul futuro – sottolinea l’assessore Zanotelli –. Parlando con i produttori emergono temi molto concreti: il mercato, gli investimenti, le fitopatie, l’acqua, ma anche tutto ciò che riguarda l’accoglienza nelle cantine. È un percorso che dobbiamo continuare a costruire insieme, mettendo in rete il mondo del vino, del turismo e della promozione”.

Il viaggio nelle cantine permette anche di vedere quanto sia cambiato il modo di vivere il vino. Gli ospiti non sono semplici spettatori: entrano nei luoghi di produzione, osservano le diverse fasi della lavorazione, visitano i vigneti, degustano e ascoltano direttamente dai produttori la storia di un’azienda e della sua produzione.
“La cosa bella – osserva Zanotelli – è parlare con chi arriva anche da fuori provincia e capire cosa si respira davanti a un calice. Ci sono la passione, le famiglie e un sistema, anche quello della cooperazione, che lavora insieme per portare sulle nostre tavole un prodotto di assoluta eccellenza”. Da qui il legame sempre più stretto tra Trentodoc ed enoturismo. “Il nostro obiettivo è fare del Trentino una delle principali destinazioni enoturistiche a livello nazionale, ma per riuscirci serve un lavoro di sistema e soprattutto serve che siano i territori a crederci – prosegue l’assessore –. Quando una persona entra in una cantina, incontra chi produce, assaggia un vino e poi guarda il vigneto da cui nasce, non sta semplicemente degustando: sta conoscendo una parte del Trentino”.
Il percorso dell’assessore ha toccato anche Verla di Giovo, dove ha partecipato alla conferenza “Enoturismo in Verticale: strategie e nuove connessioni per Giovo e la Val di Cembra”, organizzata nell’ambito de “Le Notti del Vino”. Un confronto sulle nuove prospettive dell’enoturismo, tra accoglienza, vino e paesaggio, che si inserisce nel programma della Festa dell’Uva.
Tra gli incontri di Zanotelli, anche quello con Francesco Moser, che insieme al figlio Carlo ha accompagnato Zanotelli nella cantina di famiglia. Un nome che lega in modo particolare due mondi, quello del ciclismo e quello del vino trentino, e che davanti alle pupitre ha raccontato agli ospiti alcuni passaggi della produzione del metodo classico. “Se la gente capisce che può venire e toccare con mano le realtà che ci sono, questa è certamente una bella occasione – ha raccontato Moser –. Vengono a visitare la cantina, fanno la degustazione e vedono anche la campagna. E per molti è una scoperta capire che il metodo classico trentino resta per anni in bottiglia e che dietro ci sono tutta una serie di operazioni e una storia”. Parole accompagnate – come spesso accade quando Moser racconta la sua esperienza – da aneddoti legati al ciclismo e al mondo del vino, ascoltati con curiosità dagli ospiti. Due storie diverse ma profondamente legate alla stessa terra, che nelle cantine del Trentodoc Festival si incontrano davanti a un calice.

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(a.bg)

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Ufficio Stampa della Provincia autonoma di Trento

 

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