Musica – Intervista al Maestro Giuseppe Carpano.
Costanza, determinata creatività, passione, dedizione e vita per la musica.
“Vaga” è l’ultima sua creazione musicale prodotta assieme a Frank Andiver, ma il contenitore di brani finora realizzati dal Maestro Giuseppe restano le colonne sonore di ogni suo fan, che giorno dopo giorno, lo ascoltano con cura pensando a ciò che possa essere il suo futuro più prossimo e sognare davvero in grande!
Giuseppe Carpano, classe 1975, è pianista, compositore, Maestro formatosi nel mondo classico e perfezionato in pianoforte del Novecento, aperto ad un nuovo mondo che è stato il repertorio del ‘900 contemporaneo, originario di Caserta stabilitosi in Toscana, dal 2011.
Così si racconta il Maestro Giuseppe Carpano nel pomeriggio di martedì 5 agosto in un’intervista rilasciata a topnewspop: Creativo, autentico, determinato, concentrato, solare, decisamente sempre sul pezzo per entusiasmare il pubblico accompagnato dal suo pianoforte, dove l’energia non manca mai, con l’uscita e l’esecuzione di creazioni musicali coinvolgenti che lasciano letteralmente il segno. È un piacere e soprattutto un onore ospitare oggi, a topnewspop il noto pianista, compositore, Maestro ed artista Giuseppe Carpano. Benvenuto su topnewspop e Grazie, grazie infinite di cuore per aver accettato il nostro invito. «Grazie di cuore a te, Moreno. E vorrei rivolgere un saluto a tutti gli amici di topnewspop».
La passione, l’amore per la musica nasce grazie al nonno che ti ha accompagnato alle lezioni di pianoforte dall’età di cinque anni. Cito delle parole che si riferiscono alle radici: “Grazie al nonno, la musica è costante ricerca di un’arte che è artigianato, tenacia e desiderio di durare fatica, usare, impegnare le mani, sporcarsele per costruire qualcosa di utile, di levigato, che serva a chi l’ascolta. Solo perché è impalpabile, non vuol dire che la musica non sia concreta e che non agisca concretamente dentro di noi. Ci racconti? «Ho sempre pensato che la musica è artigianato. Le note sono la materia. E, l’artista è colui che va a plasmare la materia lasciando la propria impronta, le proprie immagini».
Cos’è il pianoforte e cos’è il palco per Giuseppe Carpano?
«Il pianoforte ormai è diventato come un arto in più del mio corpo. Il palco lo definisco come un amplificatore, che ogniqualvolta si accende, dà la possibilità di far sentire il nostro pensiero musicale».
Come definiresti la vocazione che hai avuto per la musica, partendo dall’imparare in prima battuta le note, e poi a studiare il resto, che ruota attorno?
«Ho iniziato a studiare musica in tenera età quando non sapevo ancora leggere né scrivere. Ma conoscevo i numeri che mi hanno consentito di entrare in questo nuovo mondo fatto di note, di tasti bianchi e neri. Soprattutto si tratta di un nuovo linguaggio che è quello della musica».
Nel 2009 uscì il disco “Concerto per pianoforte e sequoia”, che evidenzia il rapporto profondo con la natura, per te, fonte inesauribile di ispirazione e di riflessione. I brani del disco diventano musiche originali del film documentario “Il terracorpo” di Marzano Appio, uscito nel 2015. Cosa vorresti dire? «La natura è stata sempre presente nella mia testa, ma anche nel mio modo di essere. Quel primo disco venne fuori quasi per caso, perché avevo composto un solo brano, “Notte all’Orto Botanico”. Serviva per una mostra di architettura. Da lì, poi, è partito tutto. Il produttore mi ha spinto ad andare avanti nella composizione e nella ricerca, e a continuare a scrivere. La natura mi ha ispirato ed ho fatto il resto. In particolare modo, tenendo conto degli elementi più importanti della natura che sono: l’acqua, il fuoco, la Terra, e chiaramente l’aria».
Nel 2010 vieni chiamato a partecipare al Festival internazionale, “Un bosco per Kyoto” per esibirti sul palco del Teatro Ariston di Sanremo con un brano inedito, “Green”. Emozioni e suggestioni per aver calcato il palco dell’Ariston per un evento? «Green è un pò il prosieguo del disco, perché anche questo brano che riguardava un Festival internazionale, si ispira ad un elemento della natura, in questo caso, all’acqua. Ci riferiamo precisamente a tre tipi di acqua: l’acqua verde marcio come l’inquinamento, l’acqua verde acido come il petrolio, e poi l’acqua cristallina che fonde di rigenerazione e anche di appagamento».
Il 22 dicembre del 2013, al Duomo di Casertavecchia, hai eseguito Samuel Barber, “Hesitation tango”, op. 28. In questo particolare ed elegante evento, quali sono i momenti che maggiormente ritornano alla mente, e che vorresti raccontare al pubblico? E quali sono le emozioni che porti con te, da ogni esibizione, concerto?
«Il Duomo di Casertavecchia è già di per sé un posto particolare, di grande raccoglimento e di fede che viene da lontano, dal Medioevo. In quell’occasione suonavo un cantautore del secondo Novecento, Samuel Barber, un autore del repertorio contemporaneo americano. Non fu facile mettere assieme due mondi, però posso dire che alla fine l’effetto è stato molto gratificante ed anche molto particolare».
Chi è Giuseppe Carpano, oggi? «È una persona che ascolta di più. Sicuramente è diventata una persona più curiosa, ma soprattutto è una persona che è forte. Vuole trasmettere con chiarezza e semplicità il proprio pensiero musicale».
“Il bambino e il treno”, il primo brano del tuo EP, “La trilogia sui treni”, è dedicato a un amico e al suo amore per i treni, nato fin da piccolo, quando ogni pomeriggio andava lungo i binari ad aspettare il passaggio dei convogli per rincorrerli con la bicicletta dietro il muro della ferrovia. Affermi “Il racconto musicale ripercorre le emozioni di questa storia: i diversi rumori del treno, la cadenza variata che alimenta il desiderio di avventura, la nostalgia dei ricordi, il tran-tran quotidiano in un accenno jazzato, la passione di un bambino dentro la forza di un adulto. Giuseppe, cosa vorresti dirci in riferimento al primo al primo brano del tuo EP “La trilogia dei treni”? «Il bambino e il treno è solamente una delle tante storie. Questo brano riguardante il mio EP, uscito un pò di tempo fa, non è altro che il racconto del bambino che vive in ognuno di noi. E, assieme al treno, vede i propri sogni, le proprie aspettative e soprattutto cerca di veicolarle con questo mezzo, che è rappresentato dal treno».
“La nostalgia delle stazioni”, è il secondo brano del tuo EP, “La trilogia sui treni”. Affermi testualmente: “Le stazioni, centro di movimenti in direzione opposte, tra partenze e arrivi, diventano di una dimensione esistenziale di passaggio, tra emozioni contrastanti quali entusiasmo e nostalgia. Una condizione sospesa tra spinte contrarie che descrive anche la tensione bipolare del geniale artista a cui il brano è dedicato. La fragilità e il delirio, la malinconia e lo scherzo, l’ossessione e il virtuosismo di Jaco Pastorius si specchiano pianisticamente nell’ostinato ritmico, nella lirica giocosa dei paesaggi tecnici, nel tema struggente affidato esclusivamente alla mano sinistra. E, poi? «Il brano citato l’ho pensato già con questa dedica. L’ho dedicato ad uno dei più grandi musicisti pop-rock del ‘900. Si chiama Jaco Pastorius, un grande bassista, geniale, ma anche tanto fragile. Nella melodia che ho scritto per lui c’è tutta questa fragilità, ma anche la tenerezza. E poi, ho voluto suonarlo solo ed esclusivamente con la mano sinistra».
Il terzo brano del tuo EP, “La trilogia sui treni”, si intitola “Il treno sul mare”. E, testualmente affermi: “Il brano Il treno sul mare è un racconto allegorico sulle libertà. Giuseppe, ce ne parli? «Il treno sul mare è un inno a lasciare dietro di noi tutte le nostre paure. Dobbiamo prendere il largo, appunto il mare, e non avere paura di confrontarci, con le nostre potenzialità. Perché a volte, noi non ascoltiamo quello che realmente siamo».
Giuseppe, quanto nella musica la formazione accompagnata alla teoria e alla tecnica è fondamentale quando si tratta di concerti? «Alla base di tutto c’è sempre tanto studio, uno studio vero che deve durare negli anni. Perché lo studio è anche sperimentazione, soprattutto è anche fortificazione. E poi, bisogna capire e trovare il modo di far conoscere la propria interpretazione al pubblico. Alla fine, bisogna arrivare preparati sul palco, altrimenti non si riesce a comunicare quello che invece, mentalmente vorremmo lanciare musicalmente agli spettatori».
Ci racconti di “Pioggia di Aprile”? «Il brano Pioggia di Aprile è nato in mezz’ora. Riguardava un momento particolare della mia vita. Un pomeriggio mentre effettuavo una passeggiata nel bosco, sentivo cadere la pioggia tra gli alberi, tra gli aghi dei pini, sulle pigne, sulle foglie. Tornato a casa, mi sono seduto al pianoforte ed ho cercato di riprodurre proprio la caduta delle gocce ed emettevano un suono diverso a seconda di dove cadevano».
Hai ottenuto il Premio a Castellaneta (TA), Pisa, Bari (Premio Stravinskij), Brindisi (Premio Barocco), Lamezia Terme, Lucca, Napoli (Premio Pergolesi), Matera (Premio Mozart), e non solo. E, in qualità di pianista solista e compositore ti sei esibito in Italia e all’estero, prendendo parte a rassegne di musica classica contemporanea o classica e jazz. Cosa vorresti dire? «Ogni Premio ricevuto ha rappresentato per me, sempre tanta fatica, tanta applicazione. Ogni Premio o partecipazione a concorsi nazionali o anche internazionali musicali sono stati sempre un momento di grande confronto che hanno contribuito in modo veramente significativo alla mia formazione».
Come nasce un brano, per un videoclip. Maestro, ci racconti?
«Scrivere per musica applicata alle immagini, è veramente un procedimento particolare, perché in questo caso l’interpretazione non c’è. Bisogna essere molto precisi nel tempo, nella scansione ritmica, perché solo in questo modo riusciamo a far coincidere correttamente una determinata frase musicale ad una immagine. Così facendo, quell’immagine prende forza sia per quanto riguarda l’immagine che racconta una scena, che la musica, la sottolinea. È un sincronismo quasi perfetto».
Ogniqualvolta scrivi un brano, l’ispirazione scatta quando…«Posso dire, senz’altro l’ispirazione scatta dal primo momento. L’ispirazione già c’è. La fatica che il compositore fa è quella di tirarla fuori, perché all’inizio l’ispirazione è sempre molto fragile e questo accade sempre. Da un momento all’altro può svanire. Quindi bisogna saperla catturare al più presto e metterla sulla carta e giungere al suono».
Ricordando il periodo di formazione trascorso al Conservatorio, cosa vorresti dire a riguardo? «Il Conservatorio è stato un momento di grande condivisione. Lo ricordo con molto entusiasmo. Sono stati gli anni più belli della mia vita. Ho condiviso tanto, ho appreso tanto dai miei Maestri. Ma in particolare modo, l’ho condiviso con i miei amici. Infatti, spesso ci riunivamo in qualche aula libera e facevamo musica ognuno con il proprio strumento e senza spartito. Venivano fuori delle belle cose. Quindi posso dire, improvvisazione e studio allo stesso tempo. Questi sono stati per me, gli anni formativi della mia esistenza».
Sotto la guida del Maestro Marino Mercurio, hai conseguito, con il massimo dei voti, il diploma in pianoforte accademico di primo e di secondo livello, poi passando con il Maestro Bruno Mezzena, pianoforte del ‘900 presso l’Accademia Contemporanea Pescarese e giungendo col Maestro Claudio Gabriele, per la composizione. Ci esponi, a riguardo? «Sono stati i tre pilastri fondamentali della mia formazione. Il Maestro Marino Mercurio mi ha avvicinato al pianoforte professionistico, ovvero il pianoforte di alto livello. Mi ha avvicinato alla Scuola Napoletana che tutto il mondo ci invidia. Il Maestro Bruno Mezzena mi ha perfezionato, e poi, mi ha aperto un nuovo mondo che è stato il repertorio del ‘900 contemporaneo. Mi ha fatto conoscere gli autori del primo, del secondo ‘900, e mi ha aggiunto ancora di più delle potenzialità che riguardano il controllo del suono. Il Maestro Gabriele, invece, è stato colui che ha formato la mia creatività facendo stare nelle regole del corso di composizione, e poi ad un certo punto, mi ha lasciato libero di sperimentare il mio linguaggio dopo aver assimilato, aver studiato quei procedimenti classici».
In qualità di Maestro, Giuseppe, hai preso parte alle manifestazioni culturali di Caserta e Benevento, con i Percorsi di Luce nella Reggia Vanvitelliana e Settembre al Borgo. Un tuo pensiero? «Sono stati momenti molto belli. Suonare nella Reggia di Caserta è sempre una grande emozione per un casertano come me. La Reggia di Caserta è come un parente. Ad esempio, quando vedi un parente, lo saluti con rispetto e con gratitudine. E così, è per me, è la Reggia. Poi suonare in diverse occasioni, ha rappresentato anche un momento di cosiddetto trasporto, sembrava quasi di andare e di entrare in un mondo diverso, in tutt’altro mondo. Poi nel momento in cui uscivo dalla Reggia, tornavo in pratica alla realtà».
Giuseppe, ci racconti alcuni aneddoti e al tempo stesso emozioni per concerti realizzati nella splendida cornica della Reggia di Caserta? «Tutti i concerti che ho realizzato alla Reggia di Caserta conservo dei ricordi bellissimi per quanto riguarda l’architettura e sia per quanto riguarda anche la propagazione del suono, perché anche lì, si tratta di ambienti molto ampi e bisogna calcolare bene che cosa vogliamo far arrivare parlando in termini di sonorità. Non è semplice gestire il suono in spazi così grandi. Ad esempio, il Giardino Inglese, invece è diverso. Perché una volta ho realizzato un concerto in cui la natura era la cassa di risonanza, ma ancor di più, posso dire che le emozioni non sono affatto mancate».
Cos’è la ricerca compositiva? «La ricerca compositiva è la nostra carta di identità. Ovvero quando ognuno di noi, cerca un proprio linguaggio, un proprio suono, cerca un proprio tocco. Insomma, tutto questo fa sì che, diamo la nostra carta di identità, sopraccitata».
Maestro, di ricerca compositiva parli anche in un video trasmesso in tv sul canale dedicato alla musica classica, andato in onda su Sky, all’interno del programma “Maestro!, Artisti all’opera!”. Ci racconti? «In diverse occasioni ho parlato di ricerca compositiva, dell’approccio del suono, perché ognuno di noi, si riconosce da quello fondamentalmente. Ognuno di noi ha un proprio suono. Ed è quella la differenza che c’è tra un pianista ed un altro».
Nell’aprile del 2020, sei stato inserito nel programma “WeAreItaly” sul canale della Farnesina (Ministero degli Affari Esteri), tra i diversi artisti che, condividendo una esecuzione durante la pandemia da Covid-19, hanno rappresentato la cultura italiana nel mondo attraverso la musica. Che momento è stato? «Bellissimo! Ed è stato anche carico di responsabilità. Perché mi sono trovato assieme a grandi nomi quali Renato Zero, Nek, Andrea Bocelli, Toquinho. Insomma, ci sono stati anche nomi internazionali a rappresentare un pò l’Italia e il pensiero artistico dell’Italia nel mondo durante poi un periodo che ci ha lasciato il segno, che non avevamo mai vissuto prima, davvero molto toccante».
Maestro, dal 2021 hai preso il via a ciò che riguarda il via a ciò che riguarda nuove collaborazioni con artisti appartenenti a generi musicali diversi dalla musica classica e contemporanea, Tiziano Chiapelli, Maestro dell’improvvisazione jazzista con la fisarmonica e con Frank Andiver, batterista e produttore prog-rock. Hai realizzato assieme a Frank Andiver, “Nostos – Le anime del viaggio”, giungendo al tuo ultimo lavoro discografico, dal videoclip di “Vaga”. Come sono nate le collaborazioni e ci racconti dei brani citati? «La collaborazione è un momento di forte condivisione. Quindi bisogna scegliere, oppure ti capita l’artista con cui comunichi un modo e poi così via, un altro modo. Non è affatto facile collaborare con altri artisti, ma ho avuto la fortuna di conoscere un grandissimo jazzista della fisarmonica, Tiziano Chiapelli, che saluto, ed è veramente un grande personaggio del panorama italiano. E con lui, ad esempio, si è instaurato subito un grandissimo feeling. Abbiamo iniziato questo percorso assieme, soprattutto basandoci sull’improvvisazione. E, sono venute fuori delle cose anche tanto interessanti ed anche lì, abbiamo preparato un disco, che poi sarà in prossima uscita. Con Frank Andiver, invece, è l’altra mia collaborazione attuale ed abbiamo fatto un percorso diverso. È stato lui che mi ha aperto il mondo dell’elettronica. Sono entrato in un linguaggio comunicativo diverso, perché il pianoforte non è più il solista e basta, ma è solista corredato e contornato dall’elettronica ed anche dalla percussione. Quindi far stare tutto assieme, bisogna essere davvero determinati. E, un pò alla volta ho imparato dei nuovi procedimenti che sicuramente hanno aggiunto nuove idee e nuova creatività al mio percorso».
Aggettivi, frasi, che meglio descrivono la tua personalità? «Costante, perseverante, ottimista».
Maestro Giuseppe, quando torni nella tua Caserta, e sei nella stanza col pianoforte, cosa preferisci interpretare maggiormente, e cos’è l’ascolto di solito che musica ascolti? «Quando vengo nel mio studio casertano verifico quello che già ho scritto, con l’ausilio di un altro strumento che ha sonorità completamente diverse dall’altro, e questo mi consente di capire, ma soprattutto di andare a verificare il suono ed anche la composizione del tutto insieme. Per quanto riguarda l’ascolto, succede che ascolto quasi nulla, e questo accade da tantissimi anni. Non ascolto musica perché non ritengo di avere bisogno di essere coinvolto da altri generi musicali. Ogni giorno, siamo letteralmente bombardati anche da un ascolto indiretto. Riesco ad esempio, anche a viaggiare per cinquecento chilometri, con la radio spenta, perché non sento la necessità di ascoltare altre cose che girano già nella mia testa».
Giuseppe, qual è la tua giornata tipo? «La mia giornata tipo è quella dove posso coniugare il lavoro, con lo svago non programmato».
Il tempo metterà ognuno al proprio posto. Cos’è per te, il tempo, intenso sia in sé, che in senso lato, come ad esempio, il metronomo, ovvero lo strumento di misurazione del tempo musicale quando si eseguono brani?
«Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, in questo momento. Il tempo è ordine, disciplina, ma è anche svago. Perché all’interno del tempo, della pulsazione, c’è il ritmo. E il ritmo, che cos’è? È un momento di liberazione. Per me, il tempo racchiude sia la sicurezza, sia la liberazione da ogni forma di restrizione e quindi è la cosa più bella che ci possa essere, è proprio il tempo».
Giuseppe, c’è un programma televisivo, o più programmi, al quale tu, sei più legato? «Mi piacciono molto i programmi di cultura e di approfondimento. Mi piace conoscere nuove civiltà, o antiche civiltà, essendo anche un appassionato di storia, di storia dell’arte. Conoscere, approfondire l’arte antica, l’arte moderna ed anche l’arte futura, perché a volte è interessante conoscere nuovi artisti, per conoscere il loro pensiero e vedere la loro vena artistica in un determinato modo. E poi, mi piace seguire la Domenica Sportiva».
Un momento che non può mancare? «Si, possiamo dire di rivelarsi un momento che mi dà la gioia e che mi rilassa tantissimo».
Il tuo motto preferito? «Aiutati che Dio ti aiuta».
Professionalmente parlando, quali autori rappresentano più da vicino Giuseppe Carpano pianista, compositore, professore, maestro ed artista, e Giuseppe Carpano, uomo? «Sicuramente c’è Schumann, Beethoven, troviamo anche Stravinskij, Bartók, Prokof’ev, Samuel Barber. E poi posso dire, l’autore più importante di tutti, è dato dagli insegnamenti che mi ha trasmesso il nonno».
Che rapporto hai con i social? «I social sono arrivati tardi. Inizialmente, ero diffidente. Poi quando ho capito l’importanza, ho iniziato ad utilizzarli. Però posso dire, i social vanno adoperati, con tanto sale nella zucca».
Da una scala da uno a dieci, quanto ti definiresti essere romantico? «Otto!».
Giuseppe, ami di più oppure ti senti più amato? «L’amore è uno scambio. Più amore dai e più amore ne ricevi. Non bisogna né sentirsi amati, e né sentirsi appagati. In amore, bisogna sempre dare tutto quello che si ha dentro».
Fragilità e punti di forza? «Come fragilità posso dire, la mia sensibilità. Come punti di forza, potrei dire, la perseveranza».
Quant’è forte la tua radice tenendo conto della Terra del Vesuvio, “così martoriata ma al tempo stesso così bella”, proprio come hai sottolineato? «Ho capito la forza di questa Terra nel momento in cui sono andato via. Più sei lontano, e più senti forte l’energia che essa ti manda. Ho iniziato a sentire anche i profumi della mia Terra, stando lontano».
Un piatto casertano o meglio campano che preferisci? E, qual è un piatto tipico della cucina toscana, o meglio fiorentino che di solito gradisci?
«Fin da piccolo un piatto campano che trovo all’interno della lista dei miei desideri è la pizza Margherita, che posiziono al primo posto. Poi c’è la mozzarella accoppiata alla parmigiana. Un piatto toscano posso far riferimento sicuramente al lampredotto, con un bel bicchiere di vino Chianti, e non può mancare la tipica fiorentina».
Giuseppe, nutri la passione per la musica, dunque con le innumerevoli esecuzioni al pianoforte, connessa a quella dei motori, un connubio che potremmo così dire, crea la tua cosiddetta “comfort zone”, facendoti sentire al meglio delle tue potenzialità, nonché punti di forza, dandoti ogniqualvolta la giusta spinta per guardare avanti? «Sì, proprio così. Le mie moto storiche sono un viaggio nel tempo. Quando ho bisogno di rilassarmi e quando cerco delle nuove idee, faccio un giro su una delle mie moto senza avere una meta. Quello è il momento in cui riesco a ricevere ciò di cui ho bisogno e posso chiamarla con il termine di nuova linfa».
In qualità di pianista, compositore, Professore, Maestro, artista, Giuseppe in che modo vorresti estendere dei consigli a chi ha intenzione di intraprendere un particolare percorso nel mondo dello spettacolo, della musica? E, poter realizzare del proprio sogno, la propria fonte di vita? «Il mondo dello spettacolo fa vedere in modo distorto la realtà. Bisogna arrivarci con le valigie cariche. E, quindi è fondamentale studiare tanto, fare esperienza e metterla a frutto non tanto per arrivare al pubblico, ma per restare il più tempo possibile in quel mondo».
Hai un foglio bianco davanti a te, proprio come i tasti bianchi del pianoforte, e tenendo conto della personalità, quali melodie o frasi inseriresti per far sì che ci sia un finale da sogno all’interno di una melodia e quindi all’interno della tua quotidianità? «Metterei un bell’accordo di settima che ci dà l’idea della sospensione, dell’incognita. E, poi metterei un bell’accordo maggiore che ci dà dissensione e anche risoluzione. Il tutto fatto tre volte al giorno: mattina, pomeriggio e sera».
Maestro, di solito preferisci optare per il mare o la montagna? E, quali sono i tuoi posti del cuore? «Entrambi anche se nel mio cuore porto il mare. La vera montagna che ho conosciuto, con le Dolomiti, mi ha lasciato un segno molto profondo. E, spesso ci ritorno sempre con molto piacere e cerco di assorbire il più possibile dalla montagna».
In un mondo che va sempre così veloce, Giuseppe, continua tu la frase… «Apri la finestra e guarda il mare».
In che modo Maestro Giuseppe vorresti lanciare un saluto ai nostri lettori e alle nostre lettrici di topnewspop «Guardate con i vostri occhi, ascoltate con le vostre orecchie e soprattutto pensate con la vostra testa».
Cosa diresti al Giuseppe Carpano bambino, che sognava calcare i palchi più prestigiosi? E, all’uomo, che sei diventato oggi, portando con te, vincite, traguardi, ricordi e cos’altro? «Spero che quel bambino non mi abbandoni mai. Perché mi dà la prospettiva diversa di vedere il mondo con gli occhi di un bambino. Pensare di non essere arrivati, perché bisogna sempre poter dire, testa bassa e pedalare. Cercare di fare il più possibile per farsi apprezzare per quello che siamo, realmente».
Tra i progetti futuri, Maestro Giuseppe, cosa potrà aspettare il pubblico che da anni, ti ascolta? «Lo scopriremo. Giorno dopo giorno, mi arriva sempre una nuova idea». Proprio “nuova linfa” come affermavi prima? «Certo!». «In particolare modo considerando nuove strade di comunicazione, nuove strade di espressione e quindi nuove strade di interpretazione della propria creatività».
Guardando dentro al tuo cassetto dei sogni, e sognando davvero in grande, cosa vorresti che si avverasse e quali sono i migliori propositi da raggiungere e ottenere, a livello sia personale che professionale, mantenendo il giusto mix di costanza, forza e marcata determinazione? «Vorrei sicuramente allargare il mio pubblico. Attraversare l’Oceano, farmi conoscere in America, ma anche nel resto dell’Europa. Perché questo penso che sia uno dei desideri più belli che un compositore, un musicista possa avere».
Sono stato onorato, e lo sono tutt’oggi onorato, di avere un Maestro di pianoforte come te, che giorno dopo giorno, ha posto solide basi facendo aprire la visione di un nuovo orizzonte, che passa dalla musica, dal pianoforte e dalle melodie, che si possono raggiungere dietro la magia della scrittura riguardanti le diverse chiavi interpretative, che testa e cuore, raggiungono la mente. Maestro Giuseppe, ci racconti dei ricordi di quei fantastici ed immensi pomeriggi, che porto con me, con tanta gioia, di lezioni di pianoforte effettuate in qualità di tuo allievo, tra teoria, pratica, tecnica applicata ai tuoi insegnamenti e tanta, tanta passione ed energia, grazie a te? Dietro ogni Maestro, troviamo persone, grandi uomini, personaggi noti al settore, che con tanto sacrificio, tanta voglia di lottare alla ricerca di un reale obiettivo, si può raggiungere se fatto con reale costanza, determinazione e un dosaggio ponderato anche di altri fattori. Lanciando di volta in volta, messaggi positivi avvicinando innumerevoli giovani, diventati oggi, ciò che il futuro prossimo sarà, all’esecuzione dello strumento del pianoforte, e a conoscere meglio se stessi, il prossimo, chi si trova accanto, partendo dal rispetto reciproco, che si pone nella parola amore, attraverso l’arte della musica stessa. Maestro Giuseppe, emozioni, suggestioni, un tuo pensiero a riguardo? E ora, fornisco l’assist a te, per la conclusione, di questa intervista, qui su topnewspop «Adesso, il pubblico saprà che tu, Moreno, sei stato un mio allievo». Lo abbiamo spoilerato al pubblico di topnewspop «Certo!». «Gli allievi sono sempre un pò il seme di quanto si arriva poi a fare. Posso dire, più di quello che ho dato, è quanto ho ricevuto da voi. Perché ognuno di voi, mi ha lasciato qualcosa. Mi ha insegnato un nuovo modo di comunicare, un nuovo modo di sperimentare. Perché con ogni singolo allievo ho dovuto sperimentare una strada diversa e pensare a quella più giusta. Penso che, il Maestro è colui che riesce a cucire il proprio vestito su misura».
Grazie, grazie infinite di cuore a te, Maestro Giuseppe per la cortesia, la sensibilità, la disponibilità. «Grazie infinite a te, Moreno».
In attesa di conoscere le prossime novità del pianista, compositore, Maestro Giuseppe Carpano che attentamente seguiremo su topnewspop e troverete le novità sia sul web che via social, non resta che darvi l’appuntamento qui su topnewspop per altre interviste, con personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, della moda e non solo, con tante importanti curiosità per voi. Non resta che invitarvi a seguirci sui canali social. Per la conclusione di questa intervista, ora, lancio un “assist musicale” al Maestro Giuseppe Carpano che vorrebbe estendere al pubblico? «Speriamo di vederci al più presto. Continuate a seguire Moreno e continuate a seguire topnewspop». Il Maestro Giuseppe Carpano, aggiunge: «Grazie di cuore Moreno e grazie al giornale topnewspop».





