Spettacoli – Tra ironia, sociale e moda: intervista a Michele D’Onofrio.
Attore, comico, presentatore, speaker, showman, cosplay, influencer. Si tratta di Michele D’Onofrio in arte fighetto96. Nato in un quartiere dell’area nord di Napoli, posto vicino Scampia – D’Onofrio, classe ’96, ne ha fatto di strada tra esperienze in tv, eventi di moda, eventi pubblici e privati, ed intende proseguire la sua attività artistica ben scandita per nuovi interessanti obiettivi.
Così si racconta Michele D’Onofrio, ospite nel pomeriggio di mercoledì 2 aprile in un’intervista rilasciata a topnewspop: Buon pomeriggio. Siamo qui a topnewspop Portatore di ironia, non tralasciando il sociale, determinato, concentrato, benvenuto a Michele D’Onofrio su topnewspop e grazie per aver accettato il nostro invito! «Grazie a tutti quanti voi per avermi voluto. Grazie Mille a te, Moreno! Stare qui è davvero bello. Ci tenevo davvero tanto».
Chi è Michele D’Onofrio, oggi? «L’anno prossimo compirò trent’anni. Sto crescendo. Sono un ragazzo che insegue ancora un sogno che si era prefissato da bambino e che piano piano sta mettendo le sue radici».
Attore, comico, presentatore, speaker, showman. Passi da una veste ad un’altra per essere protagonista, con estrema disinvoltura. Ci racconti?
«Cerco, di essere versatile. Nasco come attore, venendo dal teatro. E proprio da lì, ho iniziato a muovere i primi passi iniziando a spaziare, a studiare e contemporaneamente ho fatto anche la gavetta. Ho iniziato a fare il comico, il presentatore, a fare lo showman. A breve prenderò anche lezioni di canto. Sarà un altro traguardo che dovrò raggiungere. Ovvero nello svolgere l’attività dell’artista a trecentosessanta gradi».
La passione, l’amore per questo mondo artistico, il tuo percorso diviso tra teatro, tv ed eventi pubblici e privati, scatta quando…«già dai tempi delle scuole elementari, ai classici spettacoli che la mamma ti veniva a guardare, poi alle superiori ed era un gioco ed una scommessa tra l’altro, perché vengo da uno studio tecnico essendo un informatico». Un sogno che è diventato pian piano, realtà? «Sì. Mi innamorai del teatro, poi con la televisione, gli eventi ho cominciato il percorso. Con gli spettacoli ho calcato diversi palchi dei teatri. Ho fatto la mia esperienza, debuttando con i professionisti ed ho avuto le mie soddisfazioni. Da presentatore ho fatto invece il percorso inverso. Partendo dalle feste in piazza, per poi arrivare alla televisione, ed infine gli eventi privati. È stato un pò un continuo crescendo a livello artistico sul piano del bagaglio personale, mettendomi subito a confronto con delle realtà più grandi di me, che avevo affrontato prima. Essendo molto maniacale sul lavoro, ho studiato».
Sei fortemente attivo per il sociale. “Regalare sorrisi agli altri e in particolare modo ai bambini è ciò che fai da sempre”. Un tuo pensiero, a riguardo? Ti cimenti nel regalare sorrisi entrando nei panni del personaggio di Spiderman. Com’è scattata l’idea?
«Ho la fortuna e la sfortuna, al tempo stesso, di essere nato in un quartiere dell’area nord di Napoli, sono a due passi da Scampia. Ho visto quella che era la vecchia Scampia ed ho sempre pensato ed imparato dagli insegnamenti che la mia famiglia ha fatto conoscere, grazie anche a mia nonna. Regalare, donare sorrisi è l’emozione più bella che c’è. Proprio per questo ho scelto di fare l’attore. Partendo da quello comico. In particolare modo, di donare sorrisi a chi è più sfortunato, mi rende davvero gioioso. Da piccolo facevo l’animatore con i bambini e vedere un bambino sorridere, e vedere una persona anziana sorridere, penso che non ci sia emozione più bella. In età adolescenziale ho iniziato a frequentare gli oratori, stando con consiglieri comunali per scoprire il territorio, e da lì, ho iniziato a fare il cosplay, la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio ad esempio, di videogiochi, e interpretare il modo di agire. Partii come personaggio, con quello di Spiderman. Ed andò alla grande». Aveva catturato l’attenzione un pò a tutti? «Certo! Aveva attirato molto l’attenzione. E ancor di più nelle sale degli ospedali, dove c’erano bambini ricoverati nei reparti oncologici, e vedere che un bambino che soffre tanto, ti corre contro perché vede che c’è un suo supereroe scatta quel sorriso anche sotto la maschera di Spiderman». Hai preso parte al programma televisivo riguardante una rassegna di esibizioni di artisti di ogni genere e di cantanti, che ha visto come autore: Rosario Fiorello; denominato “E Viva il Videobox”. E, affermi: “Un’altra super esperienza, bellissima da aggiungere nel bagaglio artistico. Com’è stato? «È stata una delle mie esperienze più belle. Chi non sogna mai di calcare la Rai? Rosario Fiorello rappresenta la storia della televisione, come uomo, come showman, e chi non vorrebbe avere una carriera come la sua. Per andare in Rai, feci il casting, mi chiamarono, superai pure la prima prova. Da lì, piacqui agli autori, e mi dissero, che potevo portare un mio pezzo. E decisi di andare con un monologo inedito. Agli autori piacque molto questa cosa e, a maggior ragione, ho avuto una doppia soddisfazione: la prima di andare in Rai in un programma di Rosario Fiorello, e la seconda, che un monologo personale sia piaciuto agli autori presenti sulla prima rete nazionale. Si tratta di una grande esperienza che porterò nel mio bagaglio personale. È stato un modo anche per conoscere tanta bella gente e fare amicizia».
Michele, sei stato protagonista come concorrente di “Ciao Darwin 9”, programma condotto da Paolo Bonolis. Ci racconti, cosa ti porti con te da questa esperienza televisiva? «Innanzitutto, posso dire, tante risate! Paolo Bonolis è la persona più umile, ma allo stesso momento, più professionale al mondo. È spettacolare. Ciao Darwin è stato il programma che mi ha fatto tantissimo divertire e mi ha dato tanta popolarità essendo molto seguito. Ed ho avuto la fortuna di partecipare al “Genodrome”. E una mia affermazione nell’effettuare il segno della croce, mi permise di raggiungere ulteriore popolarità per la partecipazione al programma. Da lì, mi contattarono diversi giornali, che a loro volta mi dedicarono un articolo. Fu davvero un enorme soddisfazione».
Sei fiero di aver condotto “Una Voce per Napoli”, Festival della canzone Napoletana, andato in onda su una tv locale, che ti ha visto condividere l’esperienza con Serena Nardi. Com’è andata? «Una Voce per Napoli è stato un concorso che è nato assieme a Serena Nardi. Il canale del programma televisivo iniziò ad andare in onda sei, sette anni fa. E ci fu la programmazione regionale, locale, arrivando a quella nazionale. Abbiamo avuto un grande successo. Gli artisti si sono messi in gioco, davanti a nomi importanti della canzone napoletana, come il maestro Vincenzo Polverino, Gigi Finizio e tanti altri. E chi raggiunse il primo premio, vinse l’uscita di un disco. Il secondo arrivato, si aggiudicò l’uscita di un brano inedito. Giunsero un pò tante soddisfazioni. È stato un piacere ed un onore aver presentato Una Voce Per Napoli, come programma».
Hai preso parte in qualità di protagonista alle riprese di un videoclip di una nuova produzione artistica, dove ti sei avvalso anche di modelle. Quando uscirà, com’è nata l’idea e potresti spoilerare un pò chi ha reso possibile questo lavoro? «Si tratta della mia quarta canzone. Anche se non sono un cantante, mi presento come showman. Ho fatto tre parodie cominciando dal lato comico, con le cerimonie. Il tutto distribuito con gli arrangiamenti della casa discografica del maestro Vincenzo Polverino. Ho la fortuna di stare in una casa discografica, che produce artisti del calibro di Gigi Finizio e tanti altri. E le mie parodie sono state sempre molto ben viste dalle persone, perché ho cercato di portare una risata senza mai cadere nel volgare o nel trascendente. Questa canzone vuole essere un remix, ovvero una presentazione che parla di me, a tutto campo. Infatti all’interno di una strofa anche molto personale – ho parlato della nonna, che mi è stata molto vicino. Il tutto fatto in chiave rap, pop, house. Ci sono stati arrangiamenti e quant’altro, un mio amico dj ha fatto tutto ciò che ha riguardato il remix live ed ovviamente mi sono avvalso di quello, che è stato il video per le riprese, ho chiamato modelle professioniste per la realizzazione del videoclip, e tre ballerine professioniste, che sono protagoniste all’interno di tre locali importanti di Napoli. Ho utilizzato una location davvero particolare, dove festeggiai i miei diciotto anni. Insomma, nulla è stato dato al caso. Ho curato tutti i dettagli. Ogni cosa, partendo dalla location, l’ho fatta diventare mia per un particolare motivo. Al momento posso spoilerare il titolo della canzone, che si chiamerà “Ci sta fighetto”. E credo che uscirà verso la fine di aprile. Attualmente è possibile vedere solo qualche backstage. A breve comincerà ad uscire qualche spoiler, ma a fine aprile dovrebbe essere l’uscita ufficiale per visualizzarlo sulle piattaforme».
Quando sali sul palco, ti senti libero da tutto. Cosa rappresenta per te, il “palco”? Qual è il tuo stile sul palco? «Il palco è tutto, il palco è gara. Amo l’ambito spettacolo a trecentosessanta gradi. Per me, il palcoscenico del teatro è un qualcosa che suscita tante emozioni. Tutti quanti nella vita, dovremmo fare almeno una volta la prova. Ad esempio, un mio grande maestro diceva sempre che il teatro lo impari nelle scuole, per riuscire a vivere meglio. Le emozioni sul palco sono bellissime perché hai la sensazione e la percezione, che stai regalando quella sera, anche se per poche ore, sorrisi ad un pubblico che ti viene a vedere. E allo stesso momento, anche loro ti stanno regalando delle emozioni ancora più belle. Quando ti arrivano gli applausi, capisci che arriva quanto stai dando loro. Ed è bellissimo. Non c’è cosa più bella di regalare emozioni».
Affermi: “Durante la preparazione, c’è una fase iniziale in cui si conosce il personaggio, poi il personaggio diventa una parte di te. Non sei tu che diventi il personaggio, ma è lui che diventa una parte di te”. Cosa vorresti dirci a riguardo? «Sono una persona che ride molto, che scherza, perché tendo sempre a far vedere questa parte di me per la grandissima maggioranza delle volte. Sul lavoro, mi definisco una persona molto scrupolosa, sono un maniaco del controllo e della perfezione. Avendo determinati studi alle spalle, ci tengo su determinate cose all’interno del mio lavoro, e che vengano fatte secondo alcuni parametri ed appunto bene». Dedizione e disciplina? «Bravo proprio così! Sono del parere che una cosa per farla, occorre dare tutto me stesso. Ponendo dedizione e disciplina, viene così fuori tutto il mio bagaglio artistico, preparando il tutto su ciò che c’è da fare».
“Ogni giorno è un giorno in più per amare, un giorno in più per sognare, un giorno in più per vivere”. Qual è la giornata tipo di Michele D’Onofrio? «Questo è il mio lato romantico. Sono un inguaribile romantico. Anche se oggi, non si viene apprezzati per questo. La mia giornata tipo? Non ho una particolare. Come ti anticipavo prima, nel dietro le quinte, vado a periodi. Ad esempio, ci sono momenti in cui preferisco la pace, la tranquillità, il relax, la spa, stare in famiglia, in amicizia; e ci sono invece, giorni che mi voglio distrarre al massimo, andando in discoteca. Sono molto legato a quei pochi amici reali, che ho. Considero l’amicizia davvero importante. Ho sempre dato la vita ai miei amici. Ovvero a coloro, che nel momento del bisogno, ci sono, e corrono e correrebbero veramente – quando c’è la necessità».
Con un post hai affermato: “Riderò anche se avrò mille uragani da sconfiggere nel cuore. Occultare le lacrime, non vuol dire nascondersi, o mostrarsi diversi da come si è, significa semplicemente affrontare con determinazione e speranza gli “eventi”, dandosi forza e coraggio, senza sconvolgersi, senza annientarsi. E per questo continuerò a sorridere, anche se le lacrime vorranno uscire; lo farò perché è l’unica forza di positività che fa dimenticare ciò che non va”. Cosa rappresentano per te, gli eventi e quanta forza poni, giorno dopo giorno, nell’affrontare con forza e coraggio come hai sottolineato nel raggiungimento di quanto pensi fortemente?
«Hai studiato bene il mio profilo – sorride, Michele D’Onofrio. Credo che il sorriso sia la prima cosa. Infatti ho preso tanto da mia nonna, che ad oggi, non è più fisicamente qui, da cinque anni. Ma la sento sempre con me, in tutto ciò che faccio. Credo molto nei segni. Mi dà sempre forza. Nonna era la persona più solare al mondo. Sorrideva per qualsiasi cosa. Mi guardava e mi sorrise anche sul letto di morte. Mi ha imparato a sorridere, nonostante tutto. La nonna mi ha fatto imparare al fatto, di pensare a chi sta peggio di te. E c’è chi magari, ha bisogno di un tuo sorriso. Nonna credeva tanto nelle mie potenzialità proprio a livello artistico». Era una tua grande supporter? «Sì, è stata la mia prima fan». Tua nonna, che insegnamenti ti ha lasciato e ti porti, tutt’ora con te? «In primis, insegnandomi la forza di non mollare mai. Si è tenuta tante cose dentro ma sorrideva sempre. E chiunque conosce oggi, me, afferma lo stesso. E sono fiero di questa cosa, perché significa che ho portato gli insegnamenti di nonna avanti nel corso del tempo. E vorrei dire a quanti ci leggono, vedono, vedranno, o ci leggerà, abbiate sempre la forza e il coraggio di ridere anche nei momenti e nelle situazioni più brutte, perché un sorriso vostro potrà aiutare chi sta magari, peggio di voi». Potranno essere di supporto per altri che ascolteranno e utilizzeranno positivamente il tuo forte messaggio. «Assolutamente. È un inizio, che si dà la cosiddetta svolta. Ed un pò come una fenice che brucia ogni volta. Ma da ogni sconfitta, si nasce più forti. Vorrei sottolineare, che il sorriso può salvare tanto ed aiutare al tempo stesso».
Biagio Izzo, un tuo idolo. Ci racconti? «Ho diversi modelli di ispirazione, passando anche per Jim Carrey ed Al Pacino. Biagio Izzo è stato la mia prima forma di ispirazione. Inizialmente, quando cominciai a studiare nell’ambito più comico a teatro, portavo i monologhi di Biagio Izzo. Le risate, il modo, lo stile, arrivato da lui, mi hanno comunque segnato e permesso di andare avanti e di costruire il mio lato comico sulla sua scia. Biagio resterà ed è tutt’ora, il mio idolo più grande!».
Affermi: “L’amore non è un’abitudine. O ami fortemente, o non ami proprio”. Cos’è per te, l’amore e come lo vivi? Secondo te, nella cosiddetta era 2.0 dove siamo tutti più connessi, una conoscenza, e perché no, l’amore, può nascere, può scattare anche via social? «Hai toccato un pò un tasto dolente. Con l’amore non ho avuto molta fortuna. Anche nell’amore, credo di andare con i piedi di piombo, ovvero di essere sicuri quando si nutre un trasporto per qualcuna. Ad oggi, nell’era 2.0, come sottolineavi stesso tu, siamo fortunati e sfortunati allo stesso momento. I social ci devono aiutare, così come nel lavoro, a implementare». Ad essere inclusione non esclusione? «Sì. Oggi, invece, molte volte diventa purtroppo, esclusione. Anche in amicizia viene meno il dialogo, e figuriamoci in amore. Partendo dai cosiddetti “fenomeni da tastiera”, poi una volta visti a tu per tu, con la persona diretta interessata, viene meno anche un semplice “ciao”. Anche la forma del corteggiamento di una donna, ad oggi, sembrerebbe essere scomparso, se non del tutto. Vengo dalle letterine d’amore che si mandavano. Oppure anche effettuare un messaggio, con una forma particolare di un “buongiorno” o una “buonanotte”. Un messaggio, che può farti capire anche come siamo veramente fatti dentro, e nel comunicare all’altra persona un “mi manchi”. Per me, la presenza è davvero importante. Accetto di essere nell’era moderna, ma credo che debba esserci sempre un totale trasporto da ambo i lati per ciò che si desidera intraprendere, sentimentalmente assieme». Anche se si parte da una conoscenza via social o meno, bisogna avere dei punti di incontro e di contatto? «Chiaro! Al primo posto metto il rispetto, la sincerità, lealtà e fiducia per i quattro punti cardini su cui far ruotare e porre le basi di un rapporto fatto d’amore. E nel caso in cui manca un solo elemento di questi, sopra citati, cambia tutto, quando la base non è solida».
Che rapporto hai con i social, dove ti fai chiamare fighetto96 essendo un attivo influencer? Cosa ti piace di più? «Con i social ho sempre avuto un discreto rapporto. Già dall’epoca di Facebook ero molto seguito, con tanti mi piace. Ho fatto anche lo YouTuber per un periodo. Instagram, mi sta dando un bel seguito, con tanti amici e colleghi, posso dire qualche fan e sono onorato di questa cosa. TikTok l’ho capito molto tardi, ed ho iniziato ad avere anche lì, successo. Attualmente, quello che uso di più è Instagram. I social, li utilizzo principalmente per lavoro e per un momento se vorremo dire, di maggiore relax, come svago». Per portare il bello a chi ti conosce, ai tuoi fan per farti conoscere maggiormente nel tuo lavoro? «Sì, proprio così! Per farmi conoscere soprattutto nel mio lavoro, nell’andare a promuoverti. Ovvero usare il social in maniera giusta, corretta. Ma non c’è dubbio di poter utilizzare i social anche per strappare un sorriso. Cerco di essere molto attivo con i miei follower per tenerli a conoscenza di quello che sono veramente io, e per quello che rappresenta la mia giornata. Creando contenuti come content creator, che a loro possano piacere».
Che siano accattivanti in un certo qual modo? «Sì. Torno sempre sul tema fondamentale di strappare un sorriso».
Le persone più preziose sono quelle che ti fanno vedere la luce anche nei momenti più bui. Quelle che estraggono sorrisi dalle tue e dalle loro macerie”. Per far sì, che una persona sia definita preziosa, e rientri come tale, quali elementi deve avere? «Deve essere innanzitutto una persona sincera. Preferisco più una persona che mi dice una cosa cattiva però sia sincera, piuttosto che una persona che si finge buona ma in realtà è cattiva. Ho la fortuna di avere pochi amici, nonostante arrivo dal periodo in cui si avevano tante amicizie. Proprio perché, ad oggi, con l’avvento dell’era moderna dove tutto è cambiato penso di dare notevole importanza ai valori dell’amicizia per chi come me, ci crede tanto. Da pochi amici, penso di contare sempre su di loro e altrettanto viceversa per me. Le persone preziose sono coloro che hanno una marcia in più, perché le senti, le vedi già a pelle, captandole fin da subito. È pura, è limpida, è genuina. Questo è un dono che hanno pochi. Persone così, tenetele strette, essendo davvero rare!».
“Il successo è quanto più in alto si rimbalza quando si è toccato il fondo, perché per rialzarsi bisogna prima cadere. Per salire la scala del successo bisogna mettere i piedi sui gradini e quanto arriva dall’opportunità. Come definiresti il termine “successo”, per quanto sia importante raggiungerlo e quanta strada hai dovuto percorrere per arrivare dove ti trovi, ora? «Il successo è un attimo! È un pò come per dire, la felicità, la tristezza. Godetevi ogni attimo della vita. In quell’atto in cui si è tristi, poi passa. E, poi all’arriva quell’attimo in cui si è felici». È una frazione di secondo? «Certo. Ad esempio, chissà questa intervista diventa virale, nel proseguire l’ondata di popolarità e notorietà. Insomma, la vita è un attimo passando dal bello al brutto». Bisogna godere in fondo ogni attimo, e ogni attimo è prezioso! «Uno dei miei motti è sempre “Carpe diem”, “Cogli l’attimo”. Amate tantissimo quanto potete amare, godetevi gli amici, godetevi la spensieratezza, la vita, la famiglia, soprattutto i nonni essendo stato legato con mia nonna. Quell’abbraccio, quel ti voglio bene, che può essere dato, ad un amico, un fidanzato/a, quei baci, quelle carezze, quelle attenzioni, fatele e ditele perché il momento è ora e non domani!».
“Il tempo metterà ognuno al proprio posto. Cos’è per te, il tempo”? «Eh già il tempo! Mi riallaccio sia a questa, che alla domanda che mi hai posto precedentemente. La mia forza è stata di rialzarmi in ogni istante quando sono inciampato. Ovvero di fallire e di riuscire a rialzarmi. Ho avuto tante volte porte chiuse in faccia per tanti motivi». Ed hai saputo rialzarti nell’andare a strutturare il tuo percorso? «Senz’altro. Collaborare non solo con le persone, ma anche creare dei miei spettacoli. Ho avuto il coraggio all’età di ventuno anni, di creare uno show, scritto e diretto interamente da me, passando per cortometraggi, teatri, parodie. Ovvero svolgere tante cose, laddove per la mia giovane età, non ci si aspettavano ciò. Ad oggi, cerco comunque di spaziare. Il tempo corre e improvvisamente ti trovi grande e tante cose non le puoi fare più, o meglio perché non provarci prima? Quindi partendo dall’ambito strettamente personale, penso di godermi a pieno ogni attimo. Per l’ambito lavoro perché no, darsi una scadenza, ma in quello dello spettacolo, che effettuo ogni giorno ho la fortuna che non ha una scadenza perché non ha un’età, oppure per altri tipi di lavori che raggiunta una certa età, sarebbe difficile poter rientrare. Credo che il tempo bisogna averlo ogni volta. Nel caso in cui si pensa di non averlo, il tempo lo si crea! Se una cosa la vuoi fortemente, correte nel raggiungere ciò che pensate».
Qual è il programma televisivo, al quale tu, sei più legato? «Attualmente la tv la guardo molto poco. Nei ritagli di tempo, cerco di optare per qualcosa. Preferisco guardare un film, o un cartone animato».
Affermi: “L’eleganza e l’equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa”. Che elementi potresti fornirci in merito al termine “eleganza”? “Una moda che non raggiunge le strade non è moda”. Michele, come definiresti la moda e quanto risulta essere importante nella tua routine quotidiana? «La moda la inserisco al primo posto. Da bambino, quando frequentavo le scuole medie, dicevo sempre una frase ed iniziavo già a vestirmi in una maniera un pò più stravagante ma al tempo stesso elegante: “la moda non la seguo, la creo”. Ponendo l’attenzione, che l’eleganza non è solo il modo di vestirsi o di porsi, ma è proprio un modo di essere. Essere garbati, come muoversi, su come ci si siede. Non ho mai amato seguire dei trend che poi scompaiono. L’eleganza classica è la cosa più bella che esiste, con una giacca, una camicia. Poi ci sono momenti in cui ho le giacche più sfarzose, le paillettes colorate, come anche i miei tailleur colorati. All’epoca, vestivo magari con un giubbotto in pelle corto, la sciarpa più lunga, il pantalone più stretto. Ho sempre cercato di crearla a modo mio. Penso di vedermi sempre bene, seguendo dei miei canoni. Non posso piacere a tutti. Questa è una cosa che col teatro, grazie all’apporto di alcuni maestri, mi ha fatto salire l’ego ancora di più. Infatti, un maestro mi disse: “Devi pensare dapprima a te stesso. Poi se piaci agli altri è un bene”. Perché piacere a tutti, significa o che si è costruito, oppure le persone sono false. L’importante è piacere a sé stessi!».
“La passione non aspetta un secondo. Fa sì che la tua passione diventi il tuo lavoro e fai del tuo lavoro la tua passione”. Come definiresti avere “passione”, credendo fortemente in determinati ideali? Inoltre, affermi: “Quando si sorride mentre si lavora perché fai un lavoro che ami e perché ti circondi di persone che ti sono complici”. Vorresti aggiungere, qualcos’altro? Cosa rappresenta la “felicità” per Michele D’Onofrio? «Fai un lavoro che ti piace e non lavorerai neanche un secondo della tua vita. Questo è un altro dei motti, che mi sono messo ben fisso in mente. Da bambino, guardando anche le persone più benestanti, le vedevo tristi. Una volta stando a scuola, feci un discorso con un professore, che venne un solo anno ad aiutarci a teatro. Poteva avere neanche quarant’anni. E mi disse: “Oggi sono professore. Oltre questo, effettuo dei viaggi all’anno, ma non sono felice. Sai perché? Perché volevo fare tutt’altro, ma la mia famiglia non ha voluto. E mi disse fortemente, Michele non fare come me. Non seguire degli stereotipi, un posto fisso, ma fai quello che ti piace. Preferisco infatti essere felice con un lavoro che preferisco fare giornalmente, piuttosto che lavorare diverse ore al giorno, però prendermela con me stesso in primis e poi sfogare sulla famiglia e su chi ho attorno. Magari all’inizio avrete più difficoltà ma col tempo, le cose si sistemano. Per esempio, ad oggi, nel mio piccolo, posso ritagliarmi delle soddisfazioni. Rispetto a quando non sapevo neanche muovere un passo sul palcoscenico, non sapevo come si prendesse in mano un microfono, ho la fortuna di essere conosciuto, mi chiamano, lavoro. Mi ritengo di poter comunque fare senz’altro di più essendo minuzioso in tutto ciò che faccio». Michele, sei andato dunque a creare la tua nicchia, la tua gente che ti segue, i fan che ti sostengono e ci sono sempre «Assolutamente! Loro sono la prima cosa, rappresentano la fonte essenziale. A volte il pubblico più di un amico è colui che mi aiuta in tutti i punti di vista». Hai sempre quel messaggio che ti incoraggia, per dirti, continua così, che ci siamo. «Sono quelle parole che mi affermano, che non devo fermarmi. Perché se loro sono lì, significa che sto facendo qualcosa di utile e di importante».
Professionalmente parlando qual è un autore che rappresenta più da vicino Michele artista-uomo e Michele D’Onofrio, attore, comico, presentatore, speaker, showman? «Sicuramente cito Jim Carrey. È un’alta forma di ispirazione, oltre ad Al Pacino, guardandolo in veste un pò più serie, proprio come citavo prima. Jim Carrey è un barzellettiere, comico, attore, ti fa delle posture, delle mimiche particolari, con il volto che si trasforma e al tempo stesso parla. Inoltre Jim Carrey è anche un bravo attore drammatico, avendo realizzato dei film, quando dovevo ancora nascere. Carrey è spettacolare! Magari, arrivare, e poter avere quel talento lì, e quella ideologia ben strutturata di positività».
Teatro, cinema, televisione, passando tra sociale e moda, cosa vorresti aggiungere, parlando di forme d’arte? «Cerco di essere attivo su vari fronti. Col teatro siamo stati fermi purtroppo a causa della pandemia da Covid-19. Faccio parte della categoria di mezzo. Nella prima pongo i professionisti, gli amatoriali e poi, ci siamo noi attori giovani. Perché? Proprio perché abbiamo avuto la fortuna di debuttare tra gli amatori e i professionisti, ovvero la gavetta e gli studi. Poi con l’arrivo del Covid, ci ha distrutto. Ad oggi, non abbiamo più quegli attori che ci prendono, ma al tempo stesso non possiamo tornare a fare la gavetta in parrocchia. Stiamo proprio lì in mezzo. Si guarda a dei casting oppure ad un qualcosa, che parte stesso da te, da un’idea. Mi sono dedicato di più al lavoro di presentatore. Quest’anno, ritorno come attore. Infatti farò uno spettacolo a teatro. Non posso ancora spoilerare il tutto essendo in fase di scrittura, essendo autore, attore e regista. Arriva proprio il fatto, di o tutto, o niente! Per quanto riguarda gli eventi sono attivo sia per quelli pubblici che privati – per le persone che mi chiamano, come cosplay per le fiere. Oggi, fare Spiderman è diventato un ulteriore lavoro, come dicevo poc’anzi per i bambini in ospedale. E ne vado fiero».
“Capire il completo significato della vita è compito dell’attore, interpretare il suo problema, ed esprimerla la missione. Essere un attore è la cosa più solitaria del mondo. Sei completamente da solo con la tua concentrazione e la tua immaginazione, e quello è tutto ciò che hai. Essere un buon attore non è facile. Essere un uomo è ancora più difficile”. Cosa vorresti aggiungere? «Oggi, essere un uomo è difficilissimo. Uomini di valori, di parola, si montano veramente sulle dita. Essere un attore è ancora più difficile con i tempi che corrono, perché ahimè i social hanno “rovinato” qualcosina. Penso che ognuno debba fare il proprio lavoro. Portare il tiktoker a farlo fare qualcosa al di là di quel contesto, la vedo difficile senza una reale preparazione di studi, alle spalle. Essere un attore è anche molto solitario. Per esempio, ci sono momenti in cui devo scrivere e mi chiudo. Ho bisogno dei miei spazi, di andare vicino al mare, di vedere le cose senza essere protagonista. Mi definisco sempre il “divertente” della comitiva. A volte scatta il momento in cui penso a ciò che riguarda la scrittura, per poi mettere su penna quanto penso nel realizzare un lavoro. Puntualmente, non nascondo, di essere uscito sempre con grandi successi». Per creare appunto un’idea, che catturi l’attenzione? «Certo, proprio così!».
Ti affascina ciò che ti fa stupire. E cosa richiama di più la tua attenzione, ogni giorno, nel lavoro? «Mi stupisco difficilmente. È raro che sia in bene o in male. Quando mi stupisce qualcuno, non posso far altro che conoscere l’altro. Sul lavoro mi stupisce il bene, l’umiltà. Oggi, trovare una persona così è davvero rara». Quei determinati valori che trovi, che sono ben fissi nell’animo di una persona? «Mi è rimasto impresso tantissimo Vincenzo Salemme. Una volta ad un suo teatro non vollero farlo salire per fare delle foto, cosa che invece fanno sempre. Vincenzo aprì il sipario del teatro, affermando di non far muovere il pubblico lì presente, che sarebbe sceso giù in platea. Avere l’umiltà, dopo che sei arrivato essendo un Big del settore, come Vincenzo Salemme, posso dire che è un grande davvero. Non sentirsi arrivati, perché c’è sempre da imparare, capire un dettaglio in più». Nel trovare il bello da ognuno, e metterlo in proprio? «Assolutamente!».
Cosa diresti al D’Onofrio bambino, che sognava calcare i palchi più prestigiosi? E, all’uomo, che sei diventato, oggi, portando con te vincite, traguardi e cos’altro?
«Sul lato personale, posso dirti, di godersi di più la propria famiglia nel dare quanti più abbracci vogliamo e sentiamo; sul lato lavorativo posso dire, di credere in sé stessi. Non arrendersi mai e fare tutto ciò che si pensa veramente di fare. A volte per seguire persone, se posso dire, sbagliate, non avendo avuto in quel determinato istante tanta fiducia in me stesso, credendo di non farcela, ho iniziato tante cose tardi. Altre le ho iniziate e riprese da tempo. Penso di voler comunicare al pubblico di iniziare subito qualsiasi cosa si voglia intraprendere e non fermarsi mai proprio come un treno, come un uragano, vai dove vuoi arrivare!».
Recentemente hai preso parte ad uno shooting. Qual è il tuo outfit preferito da utilizzare e quale consiglieresti? E cosa consiglieresti per far colpo su una “lei”? «Vestire sempre elegante, perché con una giacca ed una camicia si è sempre al top facendo fare un’ottima figura. Poi ovviamente pensando ai contesti che si ha di fronte, senza mai tralasciare anche un outfit più sportivo. Negli eventi, nelle sfilate preferisco l’eleganza in tutto e per tutto. Poi magari un dettaglio in più, riguardo all’inserimento della cravatta o meno, sarebbe da vedere, per esempio, su quale camicia si utilizza. L’apparenza oggi, è la prima cosa. Magari si può essere anche la persona meno portata in un determinato contesto, ma un bell’aspetto curato, che sia di igiene, ma anche di vestiario, dunque di outfit, ti dà una marcia in più per tutti quelli che sono i contesti: moda, spettacolo. Oggi, per l’intervista ho voluto optare per un cappotto, comunque elegante, la sciarpa sopra, un dolce vita. Creare quel dettaglio che fa scattare il tutto, che crea l’originalità, spaziando con il jeans andando un pò più sul classico sportivo. Portare l’eleganza, sempre, non solo di vestire ma proprio di fare! Ecco il mio consiglio per far colpo su una “lei”. Se si trova una ragazza romantica, accettala subito, perché è davvero difficilissimo. Quando mi dimostro più “cattivo” nel senso buono del termine stesso, mi ritrovo pieno di ragazze, che mi corteggiano. Ma chiarisco l’idea di essere proprio l’opposto di chi è invece, freddo, poco sincero. Anzi, come esempio, di attenzioni, anche un pò troppo». Lo fai in senso positivo? «Sì. Credo che in una relazione ogni persona non debba mai essere mancata di attenzioni».
I cantanti e le canzoni, che di solito ascolti? Segui lo sport? Tifi qualche squadra? Quali sono i tuoi hobby? «Non seguo attivamente lo sport. Tifo il Napoli. Come hobby trovo senz’altro la recitazione e fare il cosplay. Arrivo dall’area nord di Napoli e sono cresciuto con la musica neomelodica. Ho iniziato poi ad ascoltare la musica rap, ma adesso posso dirti di ascoltare un pò di tutto. Non ho preferenze musicali. Con il lavoro sono a contatto con qualsiasi genere, passando dal pop alla house, al napoletano, al neomelodico, al rap. Non nascondo di presentare anche cantanti».
Michele, aggettivi per definire maggiormente la tua personalità? «Innanzitutto direi solare, senz’altro determinato, ambizioso, positivo e generoso. Nel settore, cerco di dare sempre agli altri una possibilità che non ho avuto all’epoca, senza un doppio fine».
Da osservatore del mondo della moda, qual è, il tipo di ragazza, di donna, che maggiormente rispecchiano i tuoi canoni di bellezza? «A livello personale ho avuto sempre un debole per le ragazze bionde, ricce, con gli occhi chiari. Anche se spesso ho avuto qualche fidanzata con gli occhi scuri. Quando vedo il mare negli occhi, mi catturano. Mi ci perdo nel colore degli occhi. Un bel fisico, fa sempre la sua parte, per coloro che hanno a loro volta determinate curve senza tralasciare il lato b».
Hai partecipato ad eventi, show, party di moda, ed eventi, con la presenza di prestigiosi nomi come ad esempio, Francesca Cipriani ma anche di altri del suo tipo. Cosa vorresti dirci, a riguardo? «Sì, riguardano diversi eventi sia televisivi che party organizzati in primis dal grande Franco Lobefalo, che ad oggi, non c’è più. Ed un pensiero vorrei rivolgerlo a lui. Una, due volte all’anno si cimentava nel portare su questi grandi show e chiamava davvero tutti i nomi di gran spessore nel loro rispettivo settore di appartenenza, ovvero cantanti, ballerine, modelle, agenzie di moda, personaggi televisivi, tronisti e troniste di “Uomini e Donne”. Per esempio, rinunciavo al lavoro per andarci. Perché sono quei party, dove vedevi ed imparavi realtà anche più grandi di te, e partiva l’amicizia, la conoscenza e penso che sia la cosa più bella che ci sia. Eventi del genere creano fortemente rapporti sociali, ma dall’altro lato occorre sempre avere gli occhi aperti su ciò che accade attorno. Sempre con il giusto tatto, di non porsi limiti per superarli e altri limiti per discrezione personale, di non andarli a superare. Uscire dalla zona di comfort è il limite, che dovremmo tutti quanti abbattere. Mantenendo la propria dignità, il proprio pudore, credo che va tutto per il verso giusto».
Un messaggio per tutti coloro, che all’ascolto vorrebbero intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo, della moda. Quali dritte, daresti? «Studiare tanto. Non affidatevi alle voci di turno, o fan, che non pensino al vostro futuro dal punto di vista della carriera e dal punto di vista umano. Studiando, si incrementano ancora di più le proprie conoscenze nell’arrivare veramente dove si vuole, e si può davvero tutto. Basta volerlo. Quando ho iniziato a fare teatro ho avuto il talento di essere già, se vorremo dire, comico. Bisogna essere la versione migliore di te stesso. Il tutto passa appunto dallo studio e dalla gavetta». Perché le soddisfazioni, arrivano? «Certo, le soddisfazioni arrivano, fidatevi! Ad esempio, col tempo, mi sono tolto tante pietre dalle scarpe. Partendo dalle soddisfazioni personali, si costruisce tanto».
Preferisci il mare o la montagna? Andando in ottica estate, qual è il tuo posto del cuore? «Da inguaribile romantico, scelgo sempre il mare! Quando vedo il mare, mi innamoro, mi ci fermo, inizio a scrivere, a pensare. Da piccolo, trascorrevo delle belle giornate lunghe. Il mare lascia un’emozione davvero bella! Pensando ad un posto del cuore dove vorrei starci è New York. Un posto del cuore, che conosco è la casa di mia nonna, che resterà in assoluto. Perché quando sai che le porte dei nonni si chiudono, finisce un pò la speranza, la spensieratezza. Quando andavo da lei, mi sembrava di avere la sensazione di stare in un parco giochi». Si creava quella determinata atmosfera, che sentivi fortemente dentro? «Certo! Nonna è stata ed è una parte fondamentale della mia vita. E grazie a lei, sto inseguendo il mio sogno. Grazie a lei ho iniziato a studiare. Nonostante non potesse uscire, ai miei primi spettacoli, si faceva accompagnare dal medico per venirmi a vedere. Non si è mai persa un mio show, fin quando ha potuto. È stata la mia più grande sostenitrice, come si dice vera supporter in tutto e per tutto. Anche quando uscivo con le ragazze, conosceva i miei tempi. Nonna mi ha insegnato i valori, a pregare. Sono molto devoto alla Chiesa anche grazie a lei. Mi ha insegnato davvero tanto. Ad esempio, mi consigliava come vestire giornalmente. Era una nonna, una donna, una mamma, un’amica».
Hai un foglio bianco davanti a te, e tenendo conto della personalità, quale frase inseriresti per far sì che ci sia un finale da sogno? «Emozionatevi e sorridete!».
In un mondo che va sempre così veloce, continua tu la frase…«dovremmo avere la forza e il coraggio di fermarci quando è necessario e ripartire più forti di prima senza avere l’ansia del tempo».
Quant’è forte la tua radice di Napoli? «Davvero tanto. Sono molto legato alla mia città. Ho avuto delle esperienze lavorative di spettacolo belle. Amo tantissimo viaggiare, nonostante ci sia ancora tanto da fare per noi giovani, non riesco stare lontano dalla mia Napoli per quanto sto dando e ho dato finora all’interno del sociale».
Quando eravamo dietro le quinte, e ancora non in diretta, mi hai raccontato che porti con te questo tuo portafortuna, un ciondolo a microfono. Cosa potresti lanciare come aneddoto, a riguardo? «Sono molto legato all’oggettistica in generale anche tenendo conto degli outfit da abbinare per gli eventi. Da ragazzo in particolare, sono partito davvero con più cose. Infatti dal videoclip che uscirà – sono andato a realizzare abito, occhiali, oggetti su uno stesso tema. Se vorremo chiamarli, così, i portafortuna ci sono. Questo ciondolo a forma di microfono è davvero raro, che me lo dimentichi. Quando faccio lo speaker e non solo, lo indosso. E, mi porta sempre bene. Inoltre, posso dire, che fin da bambino di non poter fare a meno dell’orologio al polso. Con l’orologio ho diversi e non pochi aneddoti. Mia zia inizialmente non voleva comprarmelo. Poi un giorno, mi disse, impara le tabelline e te lo compro. E da allora, non ho tolto più un orologio. Posso scordarmi tutto, ma non l’orologio».
In che modo vorresti lanciare un saluto ai nostri lettori e alle nostre lettrici di topnewsop «Vorrei mandare innanzitutto un grosso bacio a tutti quanti voi che ci state seguendo e ci seguite. Come dico sempre nelle mie dirette: “Ciao Guagliò” – da Fighetto. E come indicato anche prima, vorrei lanciare un messaggio: “Credete sempre in voi stessi, abbiate la forza e il coraggio di andare avanti, contro tutto e tutti. E soprattutto, sia per il lavoro che per la vita privata, sorridete. E se avete bisogno di poter donare un sorriso a qualcuno, fatelo! Perché attraverso il vostro sorriso può donare anche un solo istante la vita di una persona che vi sta vicino, oppure osservando in quel determinato momento».
Con un post affermi: “Abbiamo tutti le nostre macchine da tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni. Come vivi i ricordi e quali sono i sogni che vorresti spoilerare da raggiungere, guardando anche a ciò che riguardano i tuoi progetti futuri? «I ricordi che porto con me, sono tutti belli. Li tengo tutti molto custoditi nel mio animo, con grande affetto. Anche dal punto di vista lavorativo ho tanti ricordi, di traguardi raggiunti. Faccio parte della mia vita. Quando delle volte sono giù di morale, sento fortemente la forza di ripartire in ciò in cui credo. Tra i sogni, c’è tutto ciò che intendo raggiungere. Mi pongo degli obiettivi. Tra i progetti futuri, spero che la mia carriera sia cresciuta. E spero di raggiungere gradini sempre più alti, professionalmente parlando per dare una soddisfazione in primis a me stesso, e poi a lei, la nonna, che ha creduto fortemente nelle mie personalità».
Dove ti vedremo, e dove ti vedranno i fan, prossimamente? «A fine aprile uscirà il mio nuovo videoclip e vi invito di andarlo a vedere non appena sarà disponibile. Sarò senz’altro protagonista per i vari eventi e cerimonie da speaker, in giro, ed a breve ho anche altri progetti in vista, come teatro e cortometraggio. Il tutto sta in fase di scrittura».
Non resta che darvi l’appuntamento qui su topnewspop prossimamente per altre interviste, con altri personaggi del mondo dello spettacolo, della moda, della musica e non solo, con tante curiosità per voi. Non resta che invitarvi a seguirci sui nostri canali social «Moreno, ci tenevo fortemente a ringraziarti per questa preziosa intervista, salutando gli ascoltatori, le ascoltatrici, i lettori e le lettrici di topnewspop Grazie, Grazie Mille! A presto!».
«Potete contare su di me, anche se vorrete fare un sorriso. Grazie infinite ancora una volta a topnewspop per avermi ospitato. Grazie Mille al nostro Moreno».


























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