Spagna, incendi in Almería. Il vescovo: siamo le mani di Dio per chi soffre
Monsignor Antonio Gómez Cantero riflette sulla tragedia dei roghi di Bédar e Los Gallardos, sottolineando la solidarietà della popolazione e la risposta della Chiesa locale. In mezzo al dolore e alla perdita, lancia un appello alla speranza, alla cura del creato e a vivere la fede attraverso la comunità e la misericordia
In Spagna, la Chiesa di Almería si è mobilitata fin dalle prime ore dell’incendio che ha colpito le città di Bédar e Los Gallardos, a partire da giovedì 9 luglio, per accompagnare le persone colpite e contribuire a soddisfare i bisogni più urgenti. Lo ha spiegato il vescovo di Almería, Antonio Gómez Cantero, in un’intervista ai media vaticani.
Fiamme propagate molto rapidamente
Il presule ha descritto i momenti iniziali dell’emergenza come una situazione particolarmente complessa a causa della rapida propagazione del fuoco e della conformazione del terreno. Secondo le prime ricostruzioni, le fiamme si sono propagate rapidamente attraverso burroni e zone difficilmente accessibili, dove molte abitazioni erano isolate e collegate solo da stretti sentieri. Molte delle case colpite erano vecchie fattorie e stalle ristrutturate da persone provenienti da altri Paesi europei che avevano scelto la zona per viverci o trascorrervi parte dell’anno. Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio potrebbe essere stato causato da una linea elettrica ad alta tensione caduta a terra, in un contesto caratterizzato da temperature elevate e forti raffiche di vento registrate in questi giorni.
Evacuazioni e primo soccorso
Gómez Cantero ha spiegato che le autorità locali hanno dovuto adattare le misure di evacuazione alle specifiche circostanze di ogni località. “In alcuni luoghi, le persone hanno dovuto evacuare, in altri è stato meglio non farlo”, ha dichiarato, spiegando che questa situazione ha reso difficile l’invio di avvisi generali attraverso i consueti sistemi di allerta. Con il passare delle ore, le parrocchie e le Cáritas (unità di beneficenza) hanno iniziato a organizzare l’assistenza agli sfollati. Alcuni residenti sono stati portati nelle strutture allestite a Garrucha e Vera per trascorrere la notte, mentre molti vicini hanno accolto nelle proprie case le persone colpite.
Il vescovo ha anche sottolineato la collaborazione di volontari e residenti che hanno supportato le squadre di soccorso fornendo cibo e bevande durante le operazioni di spegnimento dell’incendio. “Tutti hanno dimostrato solidarietà di fronte a questa grande tragedia che abbiamo vissuto”, ha osservato.
Il suono delle campane
Durante l’intervista, ha anche ricordato il caso di un cittadino che ha suonato le campane della parrocchia per avvisare la popolazione della necessità di evacuare. Ha spiegato che si tratta di una pratica tradizionale utilizzata in passato per segnalare incendi e altre emergenze. “Dato che non c’erano festività, la gente è uscita per vedere cosa stava succedendo e così ha ricevuto l’allarme”, ha spiegato.
La risposta della Chiesa locale
Riguardo alla risposta pastorale della diocesi, Gómez Cantero ha sottolineato che i sacerdoti sono rimasti con la popolazione fin dall’inizio dell’emergenza, offrendo particolare sostegno agli anziani e a coloro che erano stati costretti ad abbandonare le proprie case. Il vescovo ha spiegato che nei primi momenti aveva deciso di non recarsi nella zona colpita, dopo essere stato informato dai sacerdoti che alcune strade di accesso erano già state interrotte e che l’incendio si stava avvicinando ad alcune arterie principali. In seguito, ha annunciato la sua partecipazione alle celebrazioni previste a Los Gallardos e Bédar per la festa della Madonna del Carmelo, per incontrare i residenti e sostenere le comunità colpite. Vittime, dispersi e soccorsi. Ha anche ricordato il salvataggio di una coppia di escursionisti ritrovati vivi due giorni dopo l’incendio in una zona di burrone. Entrambi presentavano ustioni e, secondo il vescovo, erano rimasti isolati in attesa dei soccorsi.
La questione della sofferenza e delle responsabilità
Monsignor Gómez Cantero ha fatto poi riferimento alle domande sollevate da alcuni residenti sulla presenza di Dio in mezzo alla sofferenza provocata da tragedie di questa natura. In questo contesto, ha ricordato le parole pronunciate da uno dei sacerdoti della diocesi in risposta a questa preoccupazione: “Dio è con voi, soffrendo questo sulla croce”. Riferendosi alla risposta delle comunità cristiane all’emergenza, il vescovo Gómez Cantero ha affermato che non è il momento di attribuire colpe, ma piuttosto di accompagnare coloro che soffrono le conseguenze dell’incendio: “È il momento che tutti noi ci assumiamo la responsabilità per le persone che soffrono”, ha dichiarato.
Una Chiesa samaritana
In questo contesto, ha invitato le comunità cristiane a mantenere una presenza costante accanto alle persone colpite, definendo questo compito come quello di una “Chiesa Samaritana”: “È tempo di essere una Chiesa Samaritana per coloro che sono ai margini”, ha affermato. Il vescovo ha ricordato la parabola del Buon Samaritano e ha ribadito che le comunità cristiane sono chiamate a “vedere, accogliere, prendersi cura, guarire e proteggere” coloro che attraversano momenti difficili. Ha inoltre sottolineato che molte parrocchie della diocesi hanno già dimostrato questo atteggiamento fin dalle prime ore dell’emergenza, accogliendo, accompagnando e provvedendo ai bisogni più immediati degli sfollati.
Solidarietà come segno di speranza
Interrogato sullo stato d’animo delle comunità colpite, il vescovo di Almería ha sottolineato che la grande solidarietà dimostrata da vicini, parrocchie e volontari rappresenta anche un’espressione di speranza: “Ricominciare – ha sottolineato – significa guardare al futuro, e ricominciare significa avere speranza”. Gómez Cantero ha evidenziato che la solidarietà e la fraternità mostrate nei giorni successivi all’incendio sono parte integrante di questa speranza e le ha collegate alle azioni concrete delle comunità cristiane al fianco di coloro che subiscono le conseguenze della tragedia. Ha inoltre sottolineato il ruolo dei fedeli nell’accompagnare le vittime: “Molte volte siamo le mani di Dio, i piedi di Dio, gli occhi, la bocca e le orecchie di Dio, perché la nostra fede ci spinge a portare Dio agli altri attraverso noi stessi”.
Cura del creato
Il vescovo ha inoltre osservato che l’esperienza degli ultimi giorni ha portato a riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente e sulla necessità di prestare attenzione allo stato delle foreste e all’accumulo di vegetazione secca. “Se ci prendiamo cura della natura, la natura si prende cura di noi”, ha affermato. Ha spiegato che l’abbandono di alcune pratiche tradizionali di gestione forestale e la riduzione dell’allevamento del bestiame hanno favorito la crescita del sottobosco e aumentato il rischio di incendi in diverse regioni.
Accoglienza degli sfollati e ricostruzione
Il prelato ha anche evidenziato il lavoro svolto dalle parrocchie per fornire medicinali, vestiti e altri beni di prima necessità agli sfollati, molti dei quali hanno lasciato le proprie case senza poter recuperare i propri effetti personali o le consuete cure mediche. “Le parrocchie si sono prodigate oltre ogni limite, lavorando giorno e notte, prendendosi cura delle persone e cercando medicinali”, ha detto. Riguardo al futuro delle comunità colpite, ha sottolineato l’importanza del sostegno e della vita comunitaria per affrontare le conseguenze dell’incendio: “È tempo che tutti noi ci assumiamo la responsabilità verso chi soffre”.
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