Televisione – Riflessi appuntamento su Prima Tivvù del giovedì, le ospiti di Ilaria La Mura.
Giunge una nuova puntata di Riflessi sul canale 17 del digitale terrestre, Prima Tivvù, con Ilaria La Mura al timone del format televisivo, nonché autrice televisiva, giornalista, conduttrice, Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
In questo appuntamento si farà luce su oggettivazione e sessualizzazione della donna nella nostra società. Il chiaro focus è quello di mettere in dialogo mondi apparentemente opposti (accademia, educazione, psicologia e ‘sex industry’), per sfidare pregiudizi e determinare dove finisce la libertà e dove inizia la mercificazione del corpo femminile.
Le ospiti di puntata, sono: la Dottoressa Annamaria Ascione, Psicologa e Psicoterapeuta presso il Centro Anima Iris situato in Via Anastasio Rossi, 14, di Pompei, la Dottoressa Alessia Belgianni – sociologa e criminologa, la Dottoressa Ludovica Cerardi, consulente ed educatrice in sessuologia, Anna Pamela Lolli – personaggio pubblico, attrice, influencer, modella, presentatrice, showgirl. Queste sono le parole di Anna Pamela Lolli, utilizzate con un post su un suo canale social, per l’ospitata a Riflessi: «Sono consapevole che, alla maggior parte delle persone, non importa quanto io sia brillante, gentile o preparata. Verrò comunque giudicata. Non per ciò che sono interiormente ma per ciò che vedono esteticamente. Quindi tanto vale esser straordinariamente unica. Sono educata ma non stupida, il che significa che so esattamente quando è il momento di chiudere un occhio, ma anche quando chiudere una porta. Se son “una bella donna”, se oltre ad esser bella “son furba, creativa, intelligente, gentile, spontanea”, sono ancora più scomoda. Se oltre tutto questo, ho anche fortunatamente il lusso di essere felice, allora non sono solo scomoda, per la maggior parte della società sono insopportabile. Ma questo non è un mio problema. Io continuo a brillare, della mia luce». Lancia un forte messaggio di sostegno alle donne.
Le parole della Dottoressa Alessia Belgianni, anche lei con un post social: «Un’interessantissima puntata sull’oggettivazione e sessualizzazione della donna. Andrà in onda su Prima Tivvù, nella trasmissione “Riflessi” a cura della Dottoressa Ilaria La Mura che ringrazio di cuore sia per l’invito e sia per la sua sensibilità nell’affrontare determinati temi sociali». Si tratta di un altro potente messaggio.
La rappresentazione del corpo femminile come oggetto sessuale, con l’avvento dei social, sarebbe cresciuta almeno per il 78% delle persone. È quanto emerge dall’indagine condotta da Yoodata/Polytech Italia, una società di ricerca, marketing e consulenza aziendale.
Già nell’anno 1797, il filosofo Immanuel Kant ne aveva fatto materiale di pensiero. Secondo le sue riflessioni l’oggettivazione implica il trattare una persona come un oggetto, riducendo l’individuo a uno stato di mero strumento. Il filosofo Kant metteva in evidenza come questo comportamento offenda l’umanità e la dignità di una persona, ciò che ci definisce e ci distingue dagli animali e dagli oggetti. Prendendo spunto dalla teoria kantiana, MacKinnon nel 1988, sottolinea l’aspetto depersonalizzazione dell’oggettivazione, che porta a non considerare la persona nella sua identità e soggettività, ma la riduce a semplici parti del corpo. Inoltre Kant e MacKinnon, sono in accordo sui danni che “l’individuo oggettivato” può provare. Difatti l’oggettivazione può compromettere il modo in cui l’individuo considera e costruisce sé stesso. Successivamente, la filosofa Martha Nussbaum, nel 1995, rivisitando il costrutto di oggettivazione, definì due tipi differenti di ‘oggettivazione’: una “positiva” che succede nel caso in cui una persona è vista e tratta come un oggetto, ma in modo tale per cui non ne venga meno l’aspetto umano. L’autrice riporta come esempio, il fatto che sussiste all’interno di una relazione amorosa partendo dall’aspetto umano. Ed una oggettivazione “negativa” che avviene nel caso in cui viene consapevolmente sminuito l’aspetto umano. Tolman e suoi colleghi nel 2006, hanno suggerito l’ipotesi secondo cui l’interiorizzazione dei moderni ideali di magrezza e di femminilità può portare a non sentirsi adatta ai canoni imposti, contribuendo a generare, all’interno della popolazione più vulnerabile, un umore sempre più deflesso, causando nelle ragazze la soppressione di una idea del proprio corpo che viene sostituita da un’immagine non autentica. Arrivando più recentemente, Papadaki nel 2010 approfondì le diverse sfumature, laddove sia presente o assente l’intenzionalità da parte chi commette la mette in atto. Affermando, che l’oggettivazione possa essere non intenzionale, ci fa mettere in guardia sulla questione importante e delicata di educare le persone a prestare attenzione ai comportamenti oggettivanti, in modo tale da poterli riconoscere e dunque evitare. È importante promuovere una cultura del consenso, dove le donne sono rispettate come individui ed anche i loro ideali vengono rispettati. Difatti è fondamentale contrastare gli stereotipi di genere, promuovendo così una società in cui le donne possono realizzare in tutto e per tutto il loro potenziale senza essere soggette a pregiudizi e pressioni. Possiamo dire che l’oggettivazione e la sessualizzazione della donna sono dei fenomeni che richiedono impegno e al tempo stesso attenzione da parte di tutti innanzitutto per contrastarli e poi per promuovere una società più rispettosa ed equa nei confronti di chi si nutre un trasporto, e che si ama.
Inoltre è fondamentale educare la società, promuovere modelli mediatici più responsabili, lottare contro gli stereotipi di genere per garantire che ogni donna sia rispettata, con il rispetto che meritano.
A partire dal 2023, secondo un sondaggio effettuato, l’aspetto delle donne continua a essere al centro dell’attenzione apprezzamenti o addirittura critiche. Il 70% delle “boomer” dai cinquantanove ai settanta anni afferma di sentirsi “serene e libere dai rigidi canoni estetici per sé stesse”, la Generazione Z, dai quindici ai ventisei anni di età, si definisce essere più fragile, insicura, a tal punto, ad affare delle volte al fatto ‘di non voler uscire di casa’. Ad affermare questo sondaggio è il 48% delle ragazze in cui è stato posto il quesito. Le giovanissime sono anche una generazione che indica una normalizzazione oppure una maggiore apertura verso l’uso della chirurgia estetica, ritenendola un trattamento alla pari di un tatuaggio, visto in senso positivo dal cinquanta per cento di 15-26enni, contro il trentasette per cento dei Millennial, il ventisette per cento della Generazione X ed il venti per cento dei figli del baby boom, coloro che hanno vissuto il periodo della ripresa economica e del boom demografico successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Sono nati tra il 1945 e 1965. Inoltre per la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze i ritocchi del corpo rappresentano una ‘scelta di libertà’. Attraverso la chirurgia plastica si vanno a riparare, correggere, ricostruire le funzionalità delle parti del corpo che sono danneggiate. Mentre la chirurgia estetica è una branca chirurgica finalizzata a migliorare l’aspetto di pazienti clinicamente sani, ma che nutrono a loro volta ‘problemi’ ad accettare alcuni ‘difetti’ del proprio corpo. Gli interventi di chirurgia estetica possono essere effettuati su diverse parti del corpo, tra cui nominiamo la ‘rinoplastica’ – intervento al naso, ‘mastoplastica’ – additiva e riduttiva per gli interventi al seno, ‘lifting’ – ringiovanimento del viso, ‘botulino’ – ringiovanimento dell’epidermide e ‘liposuzione’ – asportazione del tessuto adiposo sottocutaneo, e sempre più giovani ne fanno uso anche al raggiungimento del diciottesimo anno di età.
Le donne della generazione ‘boomer’ rilevano un doppio pensiero a riguardo, sono le più critiche verso chi decidono, ad esempio, di rifarsi il seno, per poi affermare di sentirsi libere di modificare il proprio corpo come e quanto vogliono. La filosofa e saggista, Maura Gancitano, afferma che la situazione relativa alla rappresentazione del corpo femminile nella Penisola non cambia. Dunque se da un lato ci sono più strumenti per comprendere quanto siano pericolosi i giudizi sul corpo femminile, anche per mezzo dei social, dall’altra parte si ricevono messaggi che ci propinano il fatto di mostrare e al tempo stesso avere un corpo perfetto, con un effetto che si riflette in senso non positivo sulle generazioni dei più giovani, sottoposte a una elevata mole di modelli e stimoli da raggiungere. Lo studio però svela anche, che la fonte principale delle critiche sul corpo delle ragazze, passa dalla famiglia. È proprio dalla famiglia che il nostro corpo comincia ad essere guardato, giudicato, sfociando in un effetto davvero importante per ciò che rappresenta la crescita ‘interiore’ ed ‘esteriore’, che ne determinano gli effetti sulla ‘salute mentale’. Possiamo affermare che i mass media determinano un ruolo fondamentale nella diffusione degli standard culturali stereotipati della nostra società, rappresentano il mezzo attraverso cui vengono proposti modelli da seguire e perseguire. Affinché sia contrastato il fenomeno “dell’oggettivazione sessuale” della donna, sarebbe auspicabile a un intervento preventivo rivolto ai bambini e agli adolescenti, che saranno futuri adulti, volto ad aumentare la consapevolezza del potere che i media assumono nel loro importante ruolo. La famiglia funge da perno fondamentale.
Restando in tema, la rapper e cantautrice BigMama di San Michele di Serino che arriva dalla provincia di Avellino, in un ultimo suo intervento lanciato sul palco di Piazza San Giovanni di Roma per il Concertone del 1° maggio, afferma: «Se non vi piace il mio corpo, non siate come me. Io l’ho perdonato. Non potete farlo anche voi? Il mio è un corpo che mi ha dato e tolto tanto: a 20 anni mi ha portato a fare chemioterapia. Ma l’ho accettato, l’ho abbracciato, e oggi è il mio posto sicuro. Non ho mai detto che essere come me è bello. Ma se vedete odio nei commenti, fermatevi, entrate nei profili e pensate: meno male che io non sono così».
Per far fronte alla cultura dell’oggettivazione con le donne a essere coinvolte in una forma di auto-oggettivazione, si vedono e si guardano loro stesse attraverso occhi maschili, andando incontro a un meccanismo “rischioso”, “pericoloso”, perché stravolge proprio il modo di vedersi, si diventa delle volte più inclini a farsi trattare e farsi trattare dagli altri come ‘oggetti’. Il tutto sta nel prendere coscienza a riguardo, con l’aiuto di esperti e della psicologia.
Partendo “dall’abitare il proprio corpo” e ponendo basi solide per un roseo futuro, in che direzione si andrebbe se costruiremo una società basata sulla consapevolezza di una relazione d’amore sana che si instaura tra due soggetti, un uomo ed una donna, inculcando alla generazione più giovanile il rispetto reciproco per chi si afferma di amare ed intende costruisce un futuro assieme e andando nella stessa direzione, al fine di raggiungere obiettivi, sogni e ideali? Prima Tivvù, appuntamento in tv con Riflessi è fissato per giovedì 15 maggio a partire dalle h 14:40, con Ilaria La Mura e le sue ospiti. Non mancheranno curiosità. Tanti sono gli ingredienti posti in essere per una puntata da non perdere.










