In vista dell’Entella – Inzaghi in conferenza: “È la partita più importante dell’anno”
Ai microfoni di Palermo F.C. ecco la conferenza stampa di Filippo Inzaghi che anticipa la gara Palermo-Entella. Le parole del tecnico rosanero, Inzaghi: Corriere dello Sport. Credo che la partita di sabato può sembrare quella più a rischio per certi versi, visto che giochi con una squadra che ha fatto quattro punti in trasferta in tutto il campionato. Una squadra che viene ritenuta abbordabile, perché il Palermo è tra le pretendenti, però arriva in una settimana, che loro sono in forma, perché vengono da cinque risultati utili su sei partite e, invece il Palermo arriva da sforzi notevoli. Quali rischi intravedi in questo tipo di partita e, se c’è un metodo per mantenere la concentrazione alla squadra proprio alla vigilia di una partita di questo tipo?
“Hai centrato bene l’obiettivo. Penso che sia la partita più importante dell’anno, senza dubbio. Primo, perché affrontiamo una squadra che ha battuto il Monza, aveva battuto il Frosinone, poiché il Frosinone l’aveva pareggiata all’ultimo minuto e l’Entella avrebbe meritato di vincere, ha battuto il Cesena nella scorsa partita, ha pareggiato in casa dello Spezia in dieci dopo venti minuti. Questo mi fa capire la forza dell’Entella. Faccio i complimenti. Credo che l’Entella sia veramente la sorpresa della stagione per come gioca, per l’allenatore giovane molto bravo che ha. Per cui detto questo, una squadra non batte il Monza per caso o vince al 94’ col Frosinone meritatamente. Per cui tutte le partite di Serie B dovremmo fare grande attenzione. Con grande attenzione per l’Entella, noi siamo il Palermo, giochiamo nel nostro stadio e, penso che dopo dodici partite fatte in questo modo questo sia il nostro vero snodo del nostro campionato. Voglio vedere la squadra a che livello è arrivata, come riesce a giocare queste partite. Ho detto, per me, è la partita più importante del campionato e, mi auguro che la gente ci dia come ogni volta una grande spinta. Questo per noi, sabato, vale più dei tre punti sotto tanti punti di vista, perché riusciremo a chiudere un cerchio importante. Siamo pronti, ci siamo preparati bene, abbiamo speso tanto, ma quando fai questi risultati, hai questa convinzione, hai questa possibilità di dare continuità ai nostri risultati positivi e, la stanchezza non si sente”.
Torniamo solo per un attimo alla gara di Genova. Questa squadra ha preso improvvisamente cinque gol in due partite dopo essere stata per una difesa perfetta per molto tempo. Sono situazioni che immagino possono capitare come in tutti i campionati e in partite particolari. Mi pare che sia anche un modo di giocare del Palermo che a volte porta a questo tipo di squilibrio, ovvero voi portate nell’azione offensiva che si è notata anche a Genova, tutti i giocatori a cominciare dai terzini, dai difensori e si vede anche da quello che viene realizzato in fase offensiva. C’è un momento nel quale la squadra perde un po’ di equilibrio proprio per portare così tanti giocatori quando ha la palla nei piedi, oppure sono momenti del campionato e, quindi non c’è bisogno di fare nessun tipo di aggiustamento per questa situazione?
“No, anch’io ho ragionato su questi gol. Ho anche pensato che ne abbiamo fatto nove in tre partite. Sapete come sono. Cerco di guardare ogni volta il positivo. Vuol dire che la squadra c’è. Poi certo, è una squadra che è abituata a prendere meno gol, ma preferisco una squadra propositiva. Preso dall’adrenalina guardavo a Genova sull’occasione potenziale di Pohjanpalo per il 3-4 eravamo in dieci dentro l’area, dopo aver fatto il 3-3 al 92’. Questo secondo me, è sinonimo di mentalità vincente. E, di una squadra che nonostante perdesse 3-1 e che aveva raggiunto il 3-3 oltre al 90’, voleva comunque vincerla. E, io, mi tengo questo. Perché se una squadra deve arrivare dove speriamo di arrivare, si deve crescere partita dopo partita e deve avere questo tipo di atteggiamento, questa voglia. Poi è chiaro che ci vuole equilibrio, però come detto poc’anzi, preferisco una squadra propositiva che va alla ricerca della vittoria, anziché conservativa. Poi ci sono altri momenti. I gol ad esempio, subiti dall’Empoli, sono arrivati da rimpalli abbastanza casuali. Invece a Genova sappiamo che nei gol non siamo stati come il solito, ma dopo dodici partite e, l’ho detto anche alla squadra, se mi fanno questi errori alla prossima dodicesima partita, saremmo arrivati molto in alto”.
Giornale di Sicilia. Facevi riferimento ai dodici risultati utili consecutivi. Qual è l’aspetto, l’elemento della squadra che ti piace e ti è piaciuto di più di questi dodici risultati e, in che cosa secondo te, la squadra può ancora migliorare, crescere?
“Questa squadra deve rendersi contro quanto è forte. Sono contento di questi risultati, perché mi auguro che soprattutto anche i giocatori più giovani si rendano conto che hanno perso finora del tempo e, che possano fare molto di più. Queste prestazioni, questa voglia stanno abituando me, i tifosi. Poi si può vincere, si può perdere, però stiamo creando qualcosa che potrà essere duraturo nel tempo. Poi quello che mi piace, è il lavoro quotidiano, come la squadra mi segue, mi dispiace delle volte lasciare fuori qualcuno, dove qualcuno è più penalizzato di altri, mi farebbe piacere farli giocare tutti, poi però devo fare delle scelte. Dal ritiro non c’è stata una multa, un ritardo, un atteggiamento sbagliato e, questo per un allenatore è una cosa molto bella”.
A proposito di scelte, ovviamente avete avuto nelle ultime due partite un dispendio di energie importante sia per come si erano messe, sia per la struttura del campo dal punto di vista delle rotazioni, che tipo di ragionamento stai facendo?
“Qualcosa cambierò. E’ chiaro che non posso cambiarne dieci. Bisogna dare continuità. Cambierò come ogni volta, tre, quattro, cinque giocatori, quelli più stanchi, recupereranno – daranno una mano a partita in corso e, quelli più freschi ci daranno energia iniziale. Ho ancora sabato mattina per ragionare bene. Però sono contento che la squadra è al completo al di là di chi è più o meno stanco. Avere l’imbarazzo della scelta è per me, molto importante in una partita come reputo e, come ho detto anche prima, essendo molto decisiva per noi”.
Questa squadra mostra sempre più carattere. Ora sa anche rimontare, dà l’atteggiamento giusto. Non pensi che sia riuscita a dare la tua impronta questa squadra, forse se c’è qualcosina da migliorare non è la gestione del risultato in certi momenti quando è favorevole?
“Sì, cerco di fare il massimo assieme allo staff. Quello che ho cercato di far capire dal primo giorno a questa squadra, ci ho messo qualche mese, però era normale, perché dopo gli attori protagonisti sono loro, sono loro che ci fanno fare questi risultati. Ho cercato di fargli capire che sono giocatori forti, che devono avere l’ambizione di poter sognare, di poter andare dove speriamo tutti, ma che per arrivare lì, ci vuole tanto lavoro, tanto sacrificio. Tenersi la maglia stretta del Palermo è un privilegio – perché quando sono arrivato, alcuni giocatori volevano andar via da Palermo. E, io, mi chiedo il perché. Io, che avevo desiderato Palermo così tanto e che erano giocatori che volevano andare via da qui. Adesso, li vedo tutti felici, li vedo tutti smaniosi di tenersi stretta questa maglia e, per me, questa è una grande vittoria”.
Cettina Pellitteri di Azzurra News. Più volte hai sottolineato che il campionato del Palermo è iniziato a Chiavari ed hai parlato anche di scelte difficili. Oggi, alla vigilia della gara con la Virtus Entella quelle scelte pur dolorose stanno certificando che è iniziato un percorso dove la squadra ha acquisito più forza, l’anima che cercavi, per una precisa identità?
“Per ora, i risultati dicono questo. Però so benissimo che nel calcio, ogni partita è un nuovo esame e, al primo inciampo torneranno come è giusto che sia tutte le critiche. Per cui, non so cosa è successo. So che in dodici partite abbiamo fatto qualcosa di buono, siamo stati squadra, siamo stati nelle difficoltà, abbiamo resistito, abbiamo combattuto, tutti si sono spesi per questa maglia. Cerco di portarmi a casa questo, sapendo che le insidie sono dietro l’angolo. La partita di sabato, per me, è una partita difficilissima, complicatissima se non l’affronteremo nel modo giusto. Quello che abbiamo fatto nelle precedenti sei partite in casa, non conterà nulla al fischio d’inizio. Se non saremo tosti, se non saremo il solito Palermo faremo una brutta fine. Questo mi auguro che i giocatori l’abbiano capito e, non accetto passi indietro”.
Simone Ciatta di ForzaPalermo.it Da Chiavari alla Virtus Entella, dodici partite fa, è stata l’apripista per questi dodici risultati ottimi. Adesso, c’è la gara di ritorno. Che cosa ti aspetti che possa accadere da questa gara, in poi, contro la Virtus Entella e, se ti aspetti che questa gara possa anche caricare una squadra che fuori casa comunque non ha avuto dei risultati ottimi? “Al di là di queste dodici partite penso che sabato dobbiamo chiudere il cerchio. Sarebbe molto importante. Chiuderemo una settimana molto positiva, però ci sono gli avversari. E’ una squadra che stimo, è pericolosa. Se non saremo il Palermo al 100% le partite non si vincono. L’abbiamo già visto qualche partita fa, quello che può succedere ogni gara. Per ora siamo stati bravi, ma non dobbiamo accontentarci, come detto prima, non accetto passi indietro. Questa squadra può dare ancora molto di più ed è questa la cosa che mi lascia più il sereno”.
Per quanto riguarda Mister invece la situazione Peda? Sta bene il ragazzo, o c’è qualche defezione?
“Chiaramente Peda sta stringendo i denti. Non si è allenato fino ad oggi. Vedremo nella mattina di sabato, di recuperarlo per la panchina, perché non può giocare dopo l’infortunio che ha avuto – essendo scendo in campo per due partite in tre giorni. Avrebbe rifiatato. Peda sta facendo molto bene. Però spero che mi dia la disponibilità sabato mattina, per andare in panchina, perché è un giocatore che anche se non parte dall’inizio, ci può darci tanto”.
Dal punto di vista della gestione degli uomini abbiamo visto nel finale anche per una questione di alzare il baricentro, l’abbassamento di Antonio Palumbo in cabina di regia, o comunque davanti alla difesa. E’ una soluzione plausibile anche dall’inizio, specialmente in certe gare dove è necessario aumentare il numero di giocatori offensivi e riempire anche l’area con Le Douaron. Ti faccio anche una battuta: sabato, dopo l’Empoli avevi detto: “Il Venezia è già in serie A e, dopo tre giorni ha perso. E, ti chiedo, se c’è anche una scaramanzia in queste affermazioni?
“Sorridendo – No, perché anche al Venezia voglio bene per tanti motivi. Però non cambia la mia opinione per una partita. Ti fa capire che quando avevamo pareggiato a Modena, era un risultato positivo comunque al di là della prestazione essendo il Modena una formazione che può vincere davvero contro chiunque e ce l’ha dimostrato. Hai fatto una bella domanda. Palumbo ha giocato proprio in quella posizione a Chiavari. Palumbo può giocare dove vuole. Facendo giocare due mediani ho paura di chiedergli a livello difensivo qualcosa di troppo che lui può fare e, può fare bene. Però io, preferisco avere un Palumbo più fresco davanti nella zona di campo dove può fare le differenze e nel chiedergli troppo a livello a livello difensivo, perché è un giocatore a livello di colpi, a livello tecnico nel fargli fare il secondo mediano sembrerebbe complicato, però è una soluzione che a partita in corso abbiamo utilizzato. A Genova quando è andato in quella posizione ha fatto molto bene, ma lì, dovevamo recuperare la partita e lui l’ha fatto bene. Però è un giocatore che può giocare davvero in qualsiasi zona di campo”.
Questa squadra fa molto bene in fase offensiva, mi riferisco a Ceccaroni oltre al 90’. Quanto è gratificante per i giocatori, ma anche per il tecnico vedere che il buon lavoro e il lavoro svolto dai giocatori entrando in partita in corso si venga premiati?
Lo faccio da anni. Per me, i cinque giocatori che entrano sono ogni volta determinanti. Spero che l’abbiano capito. Molto spesso faccio cambi di giocatori ammoniti, perché se penso a questo ho giocatori importanti nei diversi ruoli, considerando quelli a in braccetto tra i due mediani, in zone dove bisogna pressare forte. Poi faccio il contrario di quello che dico a loro e, poi, lascio in campo magari uno ammonito, viene espulso, significherebbe dare un disagio alla squadra, non potendo in questo caso giocare la partita seguente quel giocatore. Poi non è sempre così. Bani l’ho lasciato in campo ammonito, perché penso che Bani per il ruolo che ha – rappresenta il capitano e, anche per le tante partite che ha disputato, è un giocatore che anche ammonito riesce magari a gestire il cartellino giallo. Detto questo, sono molto soddisfatto di quelli che entrano, ma la forza della squadra è rappresentato dal gruppo. So che chiunque viene chiamato in causa, risponde presente e, non è una panchina in più o in meno che può cambiare il mio giudizio su di lui”.
Rosanero Tv. Rispetto a qualche tempo fa, è cambiata un po’ la tua comunicazione rispetto alla società, alla classifica e agli obiettivi. Poiché tempo fa, dicevi non mi interessa guardare la classifica, ma preferisco puntare sulla crescita della squadra. Adesso, è arrivato il momento di cominciare a guardare la classifica, i punti cominciano a contare e, la squadra è mentalizzata verso l’obiettivo? Non c’è più da nascondersi, non c’è più da dire altro rispetto a questo, ovvero che i problemi sono stati risolti per i dodici risultati utili consecutivi, adesso, si va verso l’obiettivo?
“Sai fai bene a ragionare così, però penso che se perdi una partita torniamo a vedere tutti gli spettri del passato. La classifica dodici giornate fa, non potevamo guardarla, perché eravamo chiaramente staccati dal gruppo di testa e abbiamo capito che prima di guardare alla classifica bisogna creare qualcosa. Sembra che la strada sia stata intrapresa, però il cammino è ancora lungo e arduo. Al di là della classifica devo guardare alla continuità delle partite, la crescita della squadra, perché altrimenti non riusciremo a costruire qualcosa di duraturo, come quanto affermato in qualche intervista fa, nel tempo. Oppure se raggiungiamo il nostro andremo a fare una comparsa. Siccome per raggiungere il nostro sogno, vogliamo continuare ad essere il Palermo e, a divertirci, non tornare magari indietro, dobbiamo arrivarci consci delle nostre forze, avendo costruito un gruppo solido. Mi sembra che la strada intrapresa sia quella giusta, però questa squadra deve fare ancora di più e, ancora di più. I giocatori devono abituarsi che quello che abbiamo fatto in queste dodici partite è la normalità. Non era normale quello che facevamo prima. Queste dodici partite ci devono dare e, ci devono far capire che la normalità per le loro qualità è di continuare a far bene”.


