Il Papa: il servizio ai poveri rinnova la società, il mondo ha bisogno di pace
Ricevendo la delegazione di New York dell’United Jewish Appeal, Leone XIV ricorda l’importanza della Nostra Aetate che, afferma, “ci ha chiamati ad andare oltre le incomprensioni del passato verso la collaborazione per il bene comune”. Invita poi a rafforzare la missione dell’organizzazione affrontando l’odio e l’intolleranza, promuovendo il dialogo per costruire un mondo migliore per tutti
Un lavoro che è espressione del “chiaro riconoscimento della dignità umana e della fraternità”, una missione che può “contribuire alla pace di cui il mondo ha tanto bisogno”. Così Papa Leone in inglese sintetizza l’opera della Federazione di New York dell’United Jewish Appeal ricevuta oggi, 15 giugno, nella Sala del Concistoro in Vaticano. Ricorda che l’organizzazione, “strumento della filantropia ebraica globale”, fornisce “aiuti umanitari essenziali e servizi sociali alle popolazioni vulnerabili — ad esempio, coloro che vivono in povertà, i rifugiati, gli anziani e le persone con disabilità — a New York, nello Stato di Israele e in più di settanta altri paesi”. Opere che sono in sintonia, afferma il Pontefice, con “l’impegno della Chiesa stessa per lo sviluppo umano integrale e con la chiamata ad amare il prossimo”.
“Il servizio ai poveri e agli emarginati – evidenzia poi – è un modo per incontrare il sacro”.
Come ci ricorda il profeta Isaia, quando condividiamo il nostro pane con gli affamati e ci prendiamo cura dei bisognosi, la «luce del Signore spunterà come l’alba». Quella luce ci invita a vedere il servizio ai più vulnerabili come un cammino che apre i cuori e rinnova la società.
La comune radice
Nella riflessione di Leone XIV c’è il richiamo alla storia comune con il ricordo dell’’incontro, 66 anni fa, di Papa Giovanni XXIII con una delegazione dell’United Jewish Appeal nel quale il Pontefice ribadì la comune umanità e la comune discendenza spirituale da Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. Da lì nacque un trattato che descriveva un nuovo rapporto tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo e che divenne “il cuore e il nucleo generativo” della Nostra Aetate, la Dichiarazione del Concilio Vaticano II sul rapporto della Chiesa con le religioni non cristiane.
Collaborare per il bene comune
Un documento storico di cui la Chiesa ha celebrato lo scorso anno il sessantesimo anniversario e che ha piantato “un seme di speranza diventato un albero possente”, capace di generare i frutti che “della comprensione, dell’amicizia, della cooperazione e della pace”. “Riconoscendo la dignità intrinseca di tutti gli uomini e di tutte le donne, la Nostra Aetate – sottolinea il Papa – ha preso una posizione ferma contro l’antisemitismo e ha dichiarato che la Chiesa rifiuta ogni forma di discriminazione o di persecuzione a causa della razza, del colore della pelle, della condizione sociale o della religione”.
In un mondo ancora ferito dalla divisione e dal conflitto, ci ha chiamati ad andare oltre le incomprensioni del passato verso la collaborazione per il bene comune.
Una missione per contribuire alla pace
Una strada che porta all’attenzione verso i poveri, cuore della Esortazione Apostolica Dilexi Te, attraverso i quali il Signore continua a parlarci.
Vi esprimo il mio apprezzamento per la dedizione con cui assistete i poveri e i bisognosi, affrontate l’odio e l’intolleranza e lavorate per costruire un mondo migliore per tutti. Possa la vostra missione rafforzare il dialogo, approfondire la comprensione reciproca e contribuire alla pace di cui il nostro mondo ha tanto bisogno.
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