Giuseppe Rasolo a Tutto il buono: dall’uscita del libro “La guerra negli occhi” a “svegliarsi ogni mattina con un sorriso sulle labbra e pensare che la storia possa essere modificata in positivo”

E’ uscito il 6 febbraio 2026 “La guerra negli occhi”, libro di Giuseppe Rasolo.

Trama libro. “Nella Seconda Guerra Mondiale, oltre alle battaglie e alle alleanze, ci furono milioni di persone comuni che affrontarono il caos e la sofferenza. Questo libro rende omaggio a quei protagonisti spesso dimenticati: soldati, civili, prigionieri, resistenti. Tra loro, figure come Adrian Carton de Wiart, Luz Long, John Steele, Maria Raskova e Vera Atkins incarnano coraggio, umanità e determinazione. Le loro vicende raccontano di paura, sacrificio, speranza e sogni spezzati. Persone reali, con volti e famiglie, che cercarono di restare fedeli a se stessi. Un tributo a chi visse e morì per un ideale, lasciando un segno indelebile nella nostra memoria collettiva”.

Ospite della puntata di Tutto il buono ad inizio marzo 2026 da Elvira Federico, conduttrice, elegante modella, influencer è Giuseppe Rasolo è Giornalista e scrittore.

Benvenuti a Tutto il buono. Il lavoro del giornalista non è solo cronaca, il giornalista in fondo è anche un narratore di storia e la storia non è fatta solo di date di numeri, la storia è carne viva. E’ fatta di coraggio e parliamone con Giuseppe Rasolo. Benvenuto Giuseppe “Grazie per l’invito”.

Prima di parlare del tuo nuovo libro che ho qui sotto mano, parliamo di questo amore per la storia. Come nasce la passione per la storia?

“E’ una passione che nasce fin da piccolo nel senso conoscere gli eventi del passato soprattutto anche legati a una esperienza personale perché ho sempre voluto sapere dove era andato a finire lo zio che era rimasto disperso nelle steppe della Russia e quindi da quel punto di vista lì, diciamo che mi è nata la curiosità di sapere, di informarmi”.

C’è stato un mentore o maestro di vita che ti ha indirizzato verso questa strada?

“Più che un mentore potrei citare quasi tutti i professori che ho avuto all’Università a Milano perché mi sono laureato in Storia, quindi ognuno di loro mi ha insegnato e mi ha dato uno stimolo per conoscere e apprendere al meglio il valore della storia quindi studiare gli archivi, andare a scartabellare diciamo così questi archivi polverosi. E’ stata una attività sicuramente molto interessante”.

Ma tra tutte le ricerche che hai condotto, trovi tra queste qualcuna che ti ha emozionato di più?

“E’ stato forse uno dei primi lavori che ho fatto, andare alla scoperta della storia cittadina. Noi siamo una città come Biella, legata molto alla storia del Risorgimento. E’ stato bello andare a riscoprire la storia dal fondo, con Alfonso Ferrero La Marmora e in particolare modo mi aveva colpito molto quella ciò che è avvenuto con la guerra di Crimea, quindi trasporti, soldati, la parte sanitaria, la parte dei rapporti internazionali. Quello sì, è stato uno dei lavori più interessanti”.

La storia oggi Giuseppe rischia di essere percepita come qualcosa di distante. Come potremmo farla avvicinare ai giovani?

“Credo che più raccontare i collegamenti legati a numeri, legati a date, bisognerebbe raccontare la quotidianità di questi eventi, raccontando tra storia di ogni singola persona perché effettivamente ogni persona da 3mila anni a questa parte è sempre legata alla quotidianità quindi a come doveva mangiare, come doveva dormire, come doveva relazionarsi. E’ cambiata solo la tecnologia. La storia è sempre stata una storia di persone”.

Parliamo del tuo nuovo libro: “La guerra negli occhi”. Come nasce la scelta di questo titolo, La guerra negli occhi?

“Fondamentalmente per raccontare la quotidianità e le verità di queste ventidue storie alcune famose, altre più semisconosciute, legate proprio a queste persone che hanno vissuto in primo piano questi eventi della Seconda guerra mondiale. Quindi raccontare le loro ansie, le loro paure, le loro indecisioni ma anche le loro gioie, il fatto di essere comunque protagonisti della storia”.

Che cosa significa per te vedere la guerra negli occhi?

“Tutti noi abbiamo una visione del cinema piuttosto grafica, ovvero dall’interno di quello che noi viviamo la storia di ogni giorno attraverso i nostri occhi noi veniamo proprio lo scorrere di queste immagini e quindi di questa storia”.

Questo libro racconta i fatti o le persone?

“Fondamentalmente di persone perché sono le persone che poi sono fondamentali per la creazione dei fatti storici”.

Ma nello scrivere questo libro c’è stata una testimonianza che ti ha emozionato, ecco che ti ha colpito un pò di più?

“Fondamentalmente possono essere due le storie che mi hanno particolarmente emozionato. La prima è sicuramente quella del generale inglese di origine belga che comunque è un personaggio curioso, particolare perché è stato ferito otto volte in battaglia, ha perso un avambraccio, ha perso un occhio, è stato fatto prigioniero più volte e ha sempre cercato di fuggire dalla prigionia e quindi è una storia particolarmente curiosa e interessante. La seconda che probabilmente è l’8 settembre come l’abbiamo vissuto noi a Roma. Se probabilmente l’alto comando italiano fosse stato più oculato ci sarebbe stata la liberazione di Roma fino all’8 settembre e probabilmente le pagine tristi come la battaglia di Montecassino piuttosto che la strage di Via Rasella a Roma non sarebbero avvenute”.

Se dovessi riassumere il messaggio di questo libro, con una sola frase quale sarebbe? “Con una sola frase è un pò difficile, ma sicuramente potremmo parlare della quotidianità e del vivere comunque la quotidianità e la storia diventa una storia quotidiana”.

Giuseppe il programma si chiama Tutto il buono e la domanda è di obbligo. Cos’è per te Tutto il buono? “Bella domanda! Per dire grazie, sicuramente svegliarsi ogni mattina con un sorriso sulle labbra e pensare che la storia possa essere modificata in positivo”.

Grazie Giuseppe!

“Abbiamo parlato di storia come vittoria vissuta, come memoria che non resta negli archivi ma cammina accanto a noi. E in fondo è compito di chi racconta che sia un giornalista o uno storico è proprio questo, restituire al passato la sua voce e come diceva Indro Montanelli vi cito una sua frase: “Un pò che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Non è una frase severa ma è un invito perché la storia non è lontana”.

“Grazie per essere stati con noi e ci rivediamo al prossimo appuntamento con Tutto il buono”.

Determinazione, carattere e alti orizzonti da raggiungere, Elvira Federico è concentrata per le puntate di Tutto il buono, e tutti voi all’ascolto?

Elvira Federico
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