Dopo il ritorno con “Gocce di profumo” il duo romano SOL22 pubblica “Treminutietrenta”

comunicato stampa

Dopo il ritorno con “Gocce di profumo”, il duo romano pubblica “Treminutietrenta”: una canzone rock ironica e feroce sulla fretta con cui oggi siamo chiamati a convincere, scegliere, capire, amare e perfino fallire. Mentre scorriamo da un contenuto all’altro, anche ciò che dovrebbe richiedere tempo sembra costretto a stare in una finestra sempre più stretta

Tre minuti e trenta possono bastare per una canzone. Il problema si presenta quando pretendiamo che bastino anche per tutto il resto.

Per sostenere un colloquio di lavoro, per decidere se qualcuno ci interessa, per raccontare chi siamo. Per convincere una persona ad assumerci, una platea ad ascoltarci, una radio a trasmetterci. Per chiedere scusa, dichiarare un amore, interromperlo, dare una prima impressione sufficientemente positiva ed efficace da evitare che chi abbiamo davanti passi oltre.

Una compressione del tempo e delle possibilità che ci obbliga a condensare ambizioni, sentimenti, scelte e persino fallimenti in finestre sempre più brevi, e che ha portato i SOL22, duo romano formato da Cristian Cugini e Riccardo Cipri, a scrivere “Treminutietrenta”, il loro nuovo singolo disponibile in tutti i digital store.

Una canzone che parte da uno dei minutaggi canonici della musica attuale e lo trasforma nell’unità di misura di una quotidianità sottoposta a selezione continua: se non catturi abbastanza rapidamente, se non sai spiegarti in tempo, se non produci una risposta immediata, rischi di diventare irrilevante prima ancora di aver terminato la frase.

Questa pressione si concretizza in una sequenza di situazioni ordinarie portate fino al paradosso. Il protagonista di “Treminutietrenta” affronta l’ennesimo colloquio da precario su Zoom con una cravatta sopra e nessun pantalone sotto, attraversa una città congestionata, passa da un meme a un reel, incontra l’amore attraverso un tweet, fantastica su Sanremo, mentre intorno a lui la realtà continua ad accumulare eventi a una velocità che impedisce quasi di distinguerli.

Tutto sembra comico, fino a quando smette di esserlo.

Perché sotto l’assurdo apparente si riconosce un’abitudine ormai consolidata: abbiamo imparato a sottoporre anche la vita ai criteri con cui selezioniamo un contenuto.

Interessante. Non interessante.
Resto. Passo oltre.
Ascolto. Scorro.
Rispondo. Ignoro.

E nel tempo necessario a formulare un giudizio, qualcosa di nuovo ha già chiesto il nostro posto.

Persino una notizia può diventare vecchia mentre stiamo ancora provando a comprenderla. È uno degli effetti più evidenti di un sistema informativo in cui la quantità e la velocità degli stimoli hanno finito per ridurre la distanza tra ciò che dovrebbe interrompere il nostro tempo e ciò che, invece, è destinato semplicemente a riempirlo: eventi di peso completamente diverso arrivano nello stesso spazio, uno dopo l’altro, senza che esista davvero il tempo per stabilire una gerarchia, elaborare ciò che abbiamo appena visto o capire che cosa meriti la nostra attenzione.

Una crisi internazionale convive sullo stesso schermo con un tutorial.
Una tragedia precede una pubblicità.
Una dichiarazione politica viene seguita da un video comico.

Una guerra, un matrimonio, un licenziamento, il lancio di un album, un animale buffo, un bombardamento, una ricetta e una vacanza possono raggiungerci nell’arco di pochi minuti, presentati dalla medesima interfaccia e separati soltanto dal movimento di un dito.

E non è necessario essere indifferenti perché tutto finisca per apparire equivalente; è sufficiente non avere il tempo di elaborarlo, o averne troppo poco per comprendere ciò che abbiamo appena visto.

Nella canzone compare un uomo incontrato casualmente in un bar. Parla da solo, poi interrompe ciò che sta facendo e grida: «Ridatemi il tempo, lo rivoglio indietro!»

Quel tempo reclamato non riguarda soltanto il ritmo con cui scorrono i contenuti, ma quello con cui siamo ormai abituati a chiedere che tutto venga capito, deciso e consumato. Mentre una parte consistente della comunicazione contemporanea lavora per abbreviare — video più rapidi, messaggi più sintetici, finestre di attenzione continuamente contese — resta sul tavolo una domanda difficile da eludere: che cosa accade a ciò che non può essere compreso velocemente?

Perché non tutto possiede un incipit efficace, non tutte le persone sanno raccontarsi bene al primo incontro, non ogni canzone consegna immediatamente il proprio messaggio nei primi secondi e non ogni dolore sa diventare una frase breve.

Eppure, una parte crescente della vita sociale e professionale sembra chiederci esattamente questo: essere immediatamente leggibili e al contempo pronti, sintetici, memorabili. Il tutto, possibilmente, prima che qualcuno si distragga.

E in questa continua richiesta di adattamento, velocità e riconoscibilità, i SOL22 introducono nel brano una metafora tra le più efficaci del testo: sentirsi «come un tardigrado sparato nello spazio», espressione che rimanda all’impressione di essere biologicamente presenti ma fuori scala rispetto all’accelerazione del presente: adattabili a tutto, eppure incapaci di capire esattamente dove siamo finiti.

Non c’è alcuna nostalgia del passato, però, in “Treminutietrenta”. Il brano non sostiene che prima fosse necessariamente meglio e non crea l’ennesima contrapposizione tra vita reale e digitale. I SOL22 raccontano una condizione più ambigua, perché internet non è soltanto ciò che distrae il protagonista: è anche il luogo in cui lavora, cerca, incontra, comunica e trova persino l’amore.

Il problema non è lo schermo.
È la compressione dell’attenzione, delle possibilità.
La sensazione che ogni cosa debba guadagnarsi rapidamente il diritto di continuare.

Anche la musica conosce bene questa regola.

Da anni agli artisti viene chiesto di interrogarsi sui primi secondi di una canzone, sul momento esatto in cui entra la voce, sul ritornello, sulla capacità di impedire uno skip, sul contenuto capace di fermare lo scrolling.

“Treminutietrenta” parte proprio da una durata musicale e finisce così per parlare anche del sistema nel quale la musica viene oggi prodotta, distribuita, ascoltata e giudicata.

Nel ritornello convivono il desiderio di passare in radio, quello di arrivare su un palco importante e l’immagine assurda di un’umanità già proiettata verso Nettuno. Le aspirazioni personali proseguono mentre il mondo cambia; eppure, per chi quelle aspirazioni le vive, continuano a definire il perimetro della propria realtà.

Dopo quattro anni lontani dalle pubblicazioni, Cristian Cugini e Riccardo Cipri sono tornati in primavera con “Gocce di profumo”, scegliendo di ricominciare solo quando il nuovo materiale fosse realmente aderente alla loro identità artistica. Se quel primo singolo di ritorno raccontava il momento in cui smettere di insistere diventa una forma di maturità e consapevolezza, “Treminutietrenta” compie un movimento diverso: guarda quello che succede quando, invece, non riusciamo più a fermarci.

Ne esce un brano rock attraversato da accelerazioni, immagini surreali, comicità nera e una scrittura che accumula situazioni apparentemente incompatibili proprio come accade ogni giorno sui nostri schermi.

Anche il videoclip ufficiale, girato a Roma sotto la direzione di Marco Langatta e presentato in anteprima nazionale su Sky TG24, riprende l’accezione della canzone: i SOL22 affrontano una serie di rapidi cambi d’abito nel tentativo di risultare adatti a un colloquio di lavoro, modificandosi continuamente per corrispondere a ciò che potrebbe essere richiesto loro.

Guarda il video.

Una sequenza volutamente esasperata che porta sul piano visivo la domanda cardine del pezzo:

quante versioni di noi stessi siamo disposti a preparare pur di essere scelti?

Forse la contraddizione raccontata da “Treminutietrenta” è tutta qui: continuiamo a costruire strumenti per risparmiare tempo e, contemporaneamente, viviamo con la sensazione di non averne mai abbastanza. Acceleriamo la comunicazione per raggiungerci prima e fatichiamo a restare abbastanza a lungo davanti alla stessa cosa. Possiamo vedere quasi tutto, quasi subito, ma vedere non significa necessariamente riuscire a capire.

E mentre un altro contenuto è già pronto a prendere il posto di quello precedente, i SOL22 prendono tre minuti e trenta del loro e del nostro tempo per chiederci che cosa siamo diventati per aver deciso che, ormai, debbano bastarci.

Biografia.
I SOL22 sono un duo romano formato da Cristian Cugini e Riccardo Cipri. Il progetto nasce dopo l’esperienza nei Pulsar, con cui i due artisti hanno raggiunto la finale di Sanremo Rock 2020 e partecipato alle selezioni di Area Sanremo 2021. Dopo oltre quattro anni lontani dalle pubblicazioni, Cugini e Cipri tornano con un progetto rinnovato e un percorso discografico inedito. Il nome SOL22 prende ispirazione da “The Martian” di Andy Weir: il Sol 22 è il giorno in cui, su Marte, un terreno sterile torna fertile. Da questa immagine nasce anche il titolo del debut album in lavorazione, “Perseverance”. “Gocce di Profumo” e “Treminutietrenta” sono i primi singoli di questa nuova fase.

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