Arte e cultura si fondono sotto la direzione artistica di Antonio Iavazzo e l’organizzazione di Gianni Arciprete, pronti a inaugurare una straordinaria nona stagione del FaziOpenTheater
E’ tutto pronto e c’è attesa per dare il via alla Conferenza Stampa di presentazione della IX Edizione di FaziOpenTheater (Rassegna Nazionale di Teatro – Danza – Arti Performative), stagione 2026/2027 che si terrà in data sabato 12 settembre 2026, alle ore 10:30, presso la Sala Teatro “Andrea Vinciguerra” di Palazzo Fazio, in Via Seminario, 10 a Capua (CE).
Il progetto opera in stretta sinergia con il sostegno della storica Associazione Capuanova, che ha proprio in Palazzo Fazio la sua sede principale.
Alla Conferenza Stampa di presentazione saranno presenti, oltre agli organizzatori e ai referenti delle Compagnie selezionate, ai giornalisti, anche le autorità istituzionali e rappresentanti del mondo associazionistico.
Antonio Iavazzo è l’ideatore e il direttore artistico del FaziOpenTheater a Palazzo Fazio a Capua.
Per l’organizzazione generale del FaziOpenTheater c’è Gianni Arciprete.
Al FaziOpenTheater per il cartellone della stagione teatrale 2026/2027 di Capua prevede diciassette spettacoli e si parte l’11 ottobre 2026 alle ore 19:00 con “Noi, figli della cucchiarella” di Jury Monaco – Sezione Teatri dell’Humor con ideazione – regia di Jury Monaco.
NOTE di “Noi, figli della cucchiarella
“Jury fa un viaggio nostalgico attraverso il quale evidenzia come la vita è cambiata notevolmente negli ultimi 30 anni soprattutto a causa del boom dei social, riporta
quindi il pubblico in quell’atmosfera genuina di qualche anno fa quando il senso della famiglia era molto più significativo, ci farà rivivere il sapore delle feste fatte in
casa, il Natale, la Pasqua, la genuinità delle nonne e delle mamme di un tempo, verrà messa in luce la differenza sostanziale tra le mamme e le nonne di un tempo e
quelle di oggi che a tutti costi vogliono rimanere eternamente giovani. E’ uno spettacolo divertente, esilarante ma dal retrogusto amaro, una società che si dissolve
sempre di più e perde il senso delle cose essenziali. L’intento dell’autore è quello di ripristinare la genuinità e la semplicità di un tempo”.
Per la Sezione Teatri d’Innovazione con “Radici” il 25 ottobre 2026 alle ore 19:00 di Antonio Anzilotti De Nitto di Lecce Drammaturgia – Regia di Antonio Anzilotti De Nitto.
NOTE di “Radici”
“Cosa vediamo di un albero? Il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti. Tutto quello che vediamo di un albero è il risultato dello sviluppo delle sue radici e da quanto esse
siano ben radicate nel terreno. Alle volte le radici sono talmente forti che emergono in superficie. Per salvare un albero da una terra morente lo si estrae insieme alle
sue radici. Per ucciderlo lo si taglia di netto, separando tronco e radici. Quello che resta sarà il segno di una vita non espressa. Una vita tagliata è come un albero che
non ha potuto esprimersi pienamente. Una vita tagliata sfuma e si perde nel tempo ma le sue radici restano nella terra e si fanno storia. RADICI è proprio questo:
storie sepolte e quasi dimenticate capaci di riemergere e provocare i loro effetti ancora oggi, grazie alla forza vitale che le spinge fuori dal terreno. Una Forza vitale
che deriva dal loro essere diverse dalle altre”.
Per la Sezione Teatri d’Innovazione con “Le Dimore dell’Anima” il 22 novembre 2026 alle ore 19:00 Associazione culturale “Il Colibrì” di Sant’Arpino (CE). Ideazione – Regia di Antonio Iavazzo. (Spettacolo fuori abbonamento).
NOTE di “Le Dimore dell’Anima”
“Un omaggio devoto e grato ad alcuni dei miei riferimenti e miti artistici nei vari campi della creatività. Tra essi, il Dracula di F.F. Coppola, Il cielo sopra Berlino di Wenders, Chaplin, Keaton e il cinema muto. Don Chisciotte, la Commedia dell’Arte, Artaud, Barba, Carmelo Bene, Beckett, il mondo onirico, poetico e trasfigurato delle installazioni di Bill Viola. E poi Kavafis, Eluard, Pessoa, Borges, Gibran, Desnos, Schiller, e tanti altri miei amati poeti, Lao Tzu e i miei aneliti taoisti. Ed ancora la musica classica, Ivano Fossati, Karaindrou, Kate Bush, il blues. E il mio adorante amore per la Danza e per Pina Bausch. Una immersione, extra ordinaria, multisensoriale, tra visioni, suoni, che narrano di sensi smarriti e che anelano al sogno, all’armonia. Un viaggio tra generi e stili attraverso linguaggi multipli (cinema, teatro, danza, poesia, letteratura, arti figurative, ecc.) che esortano all’epoché, ad una sospensione di giudizio che lasci spazio allo stupore. Un invito a rendersi vulnerabili alla poesia e a tutto ciò che, nella nostra caducità, può rendere il nostro transito, immortale.
Se non noi, l’attimo. Fosse anche solo per una lacrima, un riverbero di nostalgia, un sorriso compiaciuto, una risonanza emozionale, uno squarcio al cuore.
I magnifici spazi e le location di Palazzo Fazio accoglieranno i nostri sguardi”.
Per la Sezione TeatroDanza con “Mosaico… Frammenti di” il 29 novembre 2026 alle ore 19:00 Compagnia “Akerusia Danza” di Napoli Progetto – Coreografia di Elena D’Aguanno – Marcella Martusciello.
NOTE di “Mosaico… Frammenti di”
“Tessere di forme che tagliano lo spazio, ove il movimento lento e continuo dato dalla creatività dell’artista, nel mosaico come nella danza, esprime emozioni e narrazioni attraverso linguaggi di forme e colori. Entrambe le arti ‘collaborano’ e creano punti di incontro per artisti di diverse discipline, che interagiscono e si arricchiscono reciprocamente. Viene portata in scena la capacità di unire pezzi di diversa natura e convogliarli in un’unica opera dove le varietà diventano il valore fondamentale dell’insieme”.
Per la stessa Sezione TeatroDanza con “Mutande – Scomode intimità” il 29 novembre del 2027 alle ore 19:30 “Arb Dance Company” di Capua (CE) con coreografia e interpreti, Marco Munno e Manuela Facelgi.
NOTE di “Mutande – Scomode intimità”
“Le mutande rappresentano il confine sottile tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori. Dentro: la parte più nascosta di noi stessi, emozioni scomode, desiderio e identità. Fuori: la relazione con l’altro, lo sguardo sociale, il giudizio, la maschera del costume. Le mutande non si mostrano con leggerezza, non mentono, non intendono mascherare. Custodiscono, proteggono, seducono. Non si prestano! S’indossano. Nella terra di
mezzo, tra intimità ed esposizione, tra guardarsi le interiora, da soli, e lasciar entrare qualcuno, echeggiano domande: Cosa vuol dire accettarsi? Volersi bene? Ascoltarsi? Piacere? Fidarsi? Darsi valore?”.
Per la Sezione Teatro Danza con “Dell’impossibilità di dire che Rosencrantz e Guildenstern sono morti” il 6 dicembre 2026 alle ore 19:00 Da “Hamlet” di W. Shakespeare. Testo, regia di Cristian Izzo. Interpreti: Cristian Izzo, Maria Giovanna Danise. Direzione artistica, Gianfelice Imparato. Associazione “Il Luogo in Buio” di Castellammare di Stabia (NA).
NOTE di “Dell’impossibilità di dire che Rosencrantz e Guildenstern sono morti”
“Uno spettacolo impossibile. Nell’era dello sconfortante “impossible is nothing”, ne sentivo il bisogno. La necessità di qualcosa che sia fallimentare: che non possa raggiungere l’obiettivo prefisso, nell’epoca in cui il fallimento non esiste più. Fallimentare come la vita: il tentativo di sopravvivere fallimentare già da prima della nascita, poiché la vita – è lampante – è impossibile. Dalla vita non si esce che morti: come in teatro. Impossibile come il teatro e la sua impossibile volontà di rappresentare il vero o il verosimile – già qui, l’ossimoro: “rappresentare il vero”. “O si vive o si racconta”, diceva Camus, va da sé che il teatro sia quel luogo magico dove persone fallibili provano a far toccare due parallele. Tentativo, ovviamente, grazie a Dio, fallimentare. Amleto,
impossibile in quanto classico, eterno e mai esistito portato alla messinscena da secoli, come Rosencratz e Guildenstern lo conducevano a morte – in entrambi i casi, con la scusa di condurlo a nuova vita – si ribella con un tiro mancino, condannando a morte coloro i quali stavano conducendo a morte lui. Ma è possibile sottrarsi alla rappresentazione? Impossibile”.
Per Teatri d’Innovazione con “Arepa&Polenta – Farina di Mais” il 20 dicembre 2026 alle ore 19:00 di Roberto Capasso di Napoli. Regia di Roberto Capasso.
NOTE di “Arepa&Polenta – Farina di Mais”
“Farina di Mais” è una sonata teatrale per due maschere apolidi e una moltitudine di personaggi. Arepa e Polenta non vengono a raccontare una storia, ma a mostrare frammenti della storia eterna dell’umanità: c’è sempre un mortaio pronto e qualcuno condannato a diventare farina. Il dramma di questa commedia è che non esiste un potere piccolo quando esiste una vittima ancora più piccola. E se il pubblico si diverte è perché noi esseri umani siamo fatti così: le nostre grandezze ci meravigliano e le nostre miserie ci fanno ridere. “Arepa & Polenta – Farina di Mais” è uno spettacolo di Teatro Strappato, scritto e diretto da Vene Vieitez, interpretato da Cecilia Scrittore e Vene Vieitez, con maschere originali e costumi creati da Teatro Strappato”.
Per la stessa Sezione Teatri d’Innovazione con “Dovevo andare al mare” il 10 gennaio 2027 alle ore 19:00 di Marco Bandiera di Ivrea (TO). Drammaturgia di Marco Bandiera.
NOTE di “Dovevo andare al mare”
“Siamo alle prese con la narrazione del G8 di Genova del 2001, un’indagine di quello che accadde in quei giorni con un focus sulla vicenda di Carlo Giuliani.
La sua storia si unirà a quella di mio padre (alias Donato Tempia), il quale racconterà il controvertice dal punto di vista di un genitore che non ha perso un figlio, ma che tutte le volte che passa in piazza Alimonda sente un groppo in gola. L’impianto scenico ruota attorno all’estintore che Giuliani alzò contro la camionetta dei carabinieri. Sarà un gonfiabile, parodia dell’originale, transfert di una vicenda reale che ha visto così tante versioni da risultare quasi fittizia. Il resto è raccontato col suono. Nel 2001, avevo 4 anni, ma il primo ricordo della mia vita è il traghetto che da Genova mi avrebbe portato a Palermo per le vacanze. Come Carlo, anche io dovevo andare al mare”.
Con “DuetX” il 17 gennaio 2027 alle ore 19:00 “Arb Dance Company” di Capua (CE) Con il sostegno del MIC e della Regione Campania. Coreografia e interpreti: Marco Munno, Manuela Falcelgi. Direzione artistica: Annamaria Di Maio.
NOTE di “DuetX”
“In “DuetX,” due individui si trovano intrappolati in un universo rigido e meticoloso, dove ogni gesto è guidato da regole e aspettative. La loro esistenza è caratterizzata da un lavoro incessante, una routine che limita la loro espressione personale. Tuttavia, la danza diventa il loro mezzo di fuga. Attraverso una serie di sequenze coreografiche, i protagonisti iniziano a esplorare il confine tra il dovere e il desiderio. Ogni movimento rappresenta un passo verso un mondo alternativo, un luogo in cui la precisione si trasforma in poesia e il lavoro lascia spazio alla libertà. Man mano che la danza evolve, i due danzatori si liberano dalle catene del loro ambiente, scoprendo il potere della connessione umana e della creatività”.
Per la Sezione Teatro Danza con “Gocce” lo stesso 17 gennaio 2027 alle ore 19:30 Associazione “Campania Danza” di Salerno. Coreografie e interpreti, Olimpia Milione, Federica Clarizia, Antonello Apicella, Simone Liguori.
NOTE di “Gocce”
“Gocce” è un viaggio sensoriale e emotivo che esplora la fluidità e la trasformazione dell’esperienza umana attraverso il movimento. Come piccole gocce che si raccolgono, si diffondono e si trasformano, i danzatori si muovono in un paesaggio in continua evoluzione, dove ogni gesto rappresenta una riflessione sulla caducità, sul cambiamento e sul potere dell’impermanenza. Lo spettacolo si sviluppa in un susseguirsi di momenti di intimità e di esplosioni di energia, in cui il corpo si fa strumento di comunicazione per raccontare storie di connessione, solitudine, resistenza e abbandono. L’acqua, simbolo di vita e di trasformazione, è il filo conduttore che lega le diverse sequenze, suggerendo l’idea che, come le gocce, anche gli individui sono in
costante interazione, si influenzano reciprocamente e, a volte, si perdono o si ritrovano inaspettatamente”.
“Pacchiello, venditore ambulante di taralli caldi e di guai neri” il 31 gennaio 2027 alle ore 19:00 di Roberto Capasso di Napoli. Drammaturgia, Pasquale Ferro. Regia di Roberto Capasso. Interprete: Roberto Capasso.
NOTE di “Pacchiello, venditore ambulante di taralli caldi e di guai neri”
“Pacchiello è un uomo senza pudore, divorato dall’ambizione, privo di coscienza, impazzito a causa del vile denaro con un desiderio assoluto della lordura della propria esistenza, un Riccardo III neomelodico trasportato in una Napoli ubriaca senza veli,
un uomo ossessionato dal potere, dal suo antico benessere e che oggi vive di ricordi del passato vendendo taralli alla stazione centrale di Napoli. La pièce parte da una favola, si snoda tra grovigli di sgradevoli situazioni in cui troneggia la figura dell’anti-
eroe per eccellenza; quello strozzino che in nome del Dio Denaro piega tutti al suo volere. Un racconto a ritroso dal momento della caduta al momento dell’ascesa per poi cadere definitivamente sconfitto da se stesso”.
Per l’Associazione “Zerkalo” di Roma con “Circe: le origini” il 14 febbraio 2027 alle ore 19:00 Drammaturgia: Alessandra Fallucchi, Marcella Favilla. Regia: Marcella Favilla. Interprete: Alessandra Fallucchi. Scene e costumi di Sara Bianchi. Assistenti alla regia: Chiara Anzelmo, Lorena Molina. Movimenti scenici: Fabrizio Federici.
NOTE di “Circe: le origini”
“Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure
esiste un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe non è solo una maga strategica, ma è anche e soprattutto una donna di passioni. Perché per tremila anni si è sempre pensato che Circe avesse la colpa di aver circuito Odisseo? Perché si è sempre accostato al nome di Circe l’epiteto di “puttana”? Perché la si è sempre definita
oggetto del desiderio di Odisseo? Abbiamo deciso di dare un respiro più ampio e contemporaneo a questa figura femminile, riscattandola dall’immagine di semplice Femme Fatale. Da carnefice a vittima, da comparsa a protagonista. Ci interessa raccontare la Circe PRIMA del famoso incontro con Odisseo, la Circe bambina e il percorso di trasformazione e cambiamento che la porterà a diventare non solo maestra di magie e filtri, ma soprattutto grande conoscitrice di sé stessa e dell’animo umano”.
Per la Sezione Teatro dei Germogli con “Casa, dolce casa” il 28 febbraio 2027 alle ore 19:00 “Margine Comunicante” di Piedimonte Matese (CE). Regia di Claudia Orsino, Angelo Rotunno.
NOTE di “Casa, dolce casa”
“Lo spettacolo è un’opera corale, affidata a un gruppo di lavoranti che costruiscono la scena sotto gli occhi del pubblico, smontandola e rimontandola senza sosta. Dal gruppo sono ogni volta selezionati i protagonisti delle diverse scene, corrispondenti ad altrettante “stanze”, e che si concludono puntualmente con un tableau vivant, come se i personaggi si limitassero a eseguire un copione prestabilito. Pensato come
una satira dei nostri tempi, lo spettacolo indaga il fenomeno, al tempo stesso oscuro e banale, della paranoia, considerata come una malattia “domestica”. Si tratta di un invito a riflettere su ciò che accade quando pretendiamo di essere “padroni a casa nostra”, con il risultato di percepire l’altro come una minaccia, e di trasformare gli altri in potenziali nemici. Lo spettacolo non si basa su un testo composto in precedenza. La
scrittura si è, al contrario, sviluppata durante la realizzazione dello spettacolo, con l’attiva partecipazione del collettivo. In tale processo creativo, sono stati ripresi e rielaborati una serie di riferimenti letterari, storici e filosofici – G. Deleuze, F. Kafka, J. Kerouac, Ch. Beradt, Ovidio, B. Brecht, H. Arendt, G. Orwell – che hanno ispirato il gruppo di lavoro nel suo lavoro di ricerca”.
Per TeatroDanza con “Varco” il 14 marzo 2027 alle ore 19:00 “Kidarte” con il sostegno di “BoderlineDanza” di Salerno. Coreografia di Luigi Aruta.
NOTE di “Varco”
“Un viaggio coreografico che esplora la potenza silenziosa della vulnerabilità. In scena, sette corpi si presentano nella loro disarmante semplicità, portando con sé spigoli e resistenze. Attraverso l’ascolto profondo e l’ostinata ricerca di un accordo, la danza accompagna un delicato processo di apertura all’altro. Attraversare un “varco” non è un’azione spaziale, ma la rottura di un confine interiore: è l’invito ad allinearsi su una
stessa frequenza collettiva, riconoscendo nell’altro qualcuno con cui camminare insieme, qualcuno con cui costruire uno spazio di reciproco affidamento”.
Per TeatroDanza con “Street Tale/Racconto di strada” lo stesso 14 marzo 2027 alle ore 19:30 “Arb Dance Company” di Capua (CE). Coreografia, interprete di Marco Munno.
NOTE di “Street Tale/Racconto di strada”
“Un uomo, la sua giacca e un bicchiere. Due elementi che lo legano al mondo dei “grandi” se utilizzati in modo convenzionale, ma cosa accadrebbe se li adoperasse come strumento per divertirsi? In “Street Tale” il gioco diventa protagonista, insieme alla coinvolgente danza, raccontando un modo diverso dell’essere “uomo”. L’essenziale è ciò che dimentichiamo. Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e più stimolante. L’insoddisfazione dell’uomo adulto porta alla ricerca di sovrastrutture sociali sulle quali ci adagiamo. I bambini giocano con tutto, anche con oggetti inesistenti frutto
dell’immaginazione; il ritorno dell’infante è ciò di cui abbiamo bisogno, il gioco è ciò di cui necessitiamo”.
Si passa alla Sezione Teatro d’Innovazione con “Il nemico al mio fianco” il 21 marzo 2027 alle ore 19:00 “TAN – Teatro Area Nord di Napoli”. Regia di Niko Mucci.
NOTE di “Il nemico al mio fianco”
“Un testo estremamente psicoanalitico e complesso. Tutto comincia nella sala d’attesa di una stazione ferroviaria. Non poteva essere altri che lui, una vittima perfetta. È stato sufficiente parlargli. E aspettare che la trappola scattasse. Tutto finisce nella sala d’attesa ferroviaria. Va detto comunque che il caso non esiste. Un giallo? Forse. Certamente la doppiezza dell’uomo, la crudeltà, la bellezza e la bruttezza, la ferocia”.
Per Teatri d’Innovazione con “Giulia” il 4 aprile 2027 alle ore 19:00 Compagnia “Il Teatro di Gianni” di Napoli. Ideazione, drammaturgia, regia di Gianmarco Cesario.
NOTE di “Giulia”
“Mettere in scena oggi La signorina Julie (1888) di August Strindberg, non è solo un’operazione di recupero classico, ma un modo per intercettare alcune delle tensioni più acute della nostra contemporaneità. Nell’originale, il conflitto è tra l’aristocratica
decadente (Julie) e il servitore ambizioso (Jean). Sebbene oggi quell’aristocrazia non esista quasi più, il divario socio-economico è più polarizzato che mai: Jean rappresenta perfettamente la figura del lavoratore ossessionato dall’ascesa sociale e dal mito del successo personale, mentre Julie diventa il simbolo di una classe privilegiata ma schiacciata dal peso delle aspettative generazionali e dal terrore del fallimento materiale. Nella società dei social media, il dramma parla direttamente della fragilità”.
Restando nella suddetta Sezione Teatri d’Innovazione, con “Delirio a due” il 18 aprile 2027 alle ore 19:00 Associazione culturale “Il Colibrì” di Sant’Arpino (CE). Libero adattamento, regia di Gianni Arciprete e Antonio Iavazzo. Interpreti: Gianni Arciprete e Licia Iovine. “Delirio a due” è una delle più celebri opere del teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco, che all’interno del territorio campano si lega strettamente agli attori Gianni Arciprete e Licia Iovine, storici interpreti di questo filone drammaturgico. I due artisti, sotto la guida del regista Antonio Iavazzo e in collaborazione con l’Associazione culturale Il Colibrì, hanno portato e portano in scena il teatro di Ionesco all’interno di rassegne ad eventi di rilievo proprio come avviene a Capua al FaziOpenTheater.
NOTE di “Delirio a due”
“Da sempre Ionesco ci affascina. Scomoda piani e progetti. Il suo sberleffo è costante e immortale. Ci colpisce, in particolare, la sua capacità di lasciare aperti tutti i campi, sia in ambito interpretativo che in quello della decodifica semiologica. Quello che non manca mai è il disorientamento che, pure, si rende necessario in un mondo che vorrebbe avere solo certezze. E la leggerezza, il sorriso, la risata franca regnano sovrani in ogni passaggio, anche quando il tragico sembrerebbe impossessarsi della scrittura e della scena. Una girandola di situazioni che amplificando e ridicolizzando gli aspetti più grotteschi della vita ce la fa, forse, amare pazzamente”.
Sezione Teatri d’Innovazione con “Lampi” il 9 maggio 2027 alle ore 19:00 di Daniela Cenciotti di Napoli. Drammaturgia, regia di Daniela Cenciotti.
NOTE di “Lampi”
“Lampi è un viaggio nella complessità dell’universo femminile, uno spettacolo che sceglie di abitare gli spazi dell’ambiguità, del dubbio e della continua metamorfosi. Al centro della scena c’è una donna, ma potrebbe essere tutte le donne: figlia, madre, amante, guerriera, bambina, vittima, creatrice, ribelle alle prese con le domande fondamentali dell’esistenza. Chi siamo davvero? Quanto della nostra identità ci appartiene e quanto, invece, è stato costruito dalle aspettative della società, della famiglia, della storia? Lo spettacolo attraversa epoche diverse, dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri, intrecciando miti, memoria collettiva e vissuto contemporaneo. Le grandi figure femminili del passato dialogano idealmente con le donne di oggi, mostrando come alcune battaglie siano mutate nel tempo mentre altre continuino a ripetersi, sotto forme differenti. Lo spettacolo accompagna lo spettatore in un percorso emotivo e filosofico in cui il dubbio diventa uno strumento di conoscenza e la vulnerabilità una forma di forza”.
Sezione Teatri d’Innovazione con “Giovanna, la Pulzella d’Orléans” il 23 maggio 2027 alle ore 19:00. Associazione culturale “Global Eventi” di Napoli. Drammaturgia, regia di Gianluca Masone.
NOTE di “Giovanna, la Pulzella d’Orléans“
“Giovanna, la Pulzella di Orléans pone l’attenzione sulla straordinaria vicenda umana e spirituale di Giovanna d’Arco, ripercorrendo i momenti più significativi della sua esistenza: dalla chiamata divina alla guida dell’esercito francese, dalle battaglie combattute in nome della libertà e della giustizia alla cattura, dal processo inquisitorio fino al sacrificio estremo sul rogo. La scena si trasforma così in uno spazio universale, sospeso tra memoria e presente, dove la storia di Giovanna supera i confini del tempo per diventare metafora di ogni lotta contro l’ingiustizia, l’oppressione e l’emarginazione.
Il luogo del combattimento diviene progressivamente luogo del martirio, attraversato da una luce che ne sottolinea la crescente drammaticità e ne accompagna l’evoluzione emotiva. La musica dialoga costantemente con l’azione scenica: non rappresenta un semplice accompagnamento, ma una vera e propria voce drammaturgica che sostiene, amplifica e talvolta contraddice le emozioni del racconto. Suoni, silenzi e vibrazioni musicali diventano parte integrante della narrazione, contribuendo a costruire un percorso che conduce lo spettatore dentro il conflitto interiore della protagonista. L’intento registico non è quello di restituire una ricostruzione storica, bensì di indagare il significato profondo della figura di Giovanna d’Arco: una giovane donna
capace di opporsi ai poteri del suo tempo, fedele alle proprie convinzioni fino all’estremo sacrificio”.
Partner
Associazione Mestieri del Palco, progetto Zeta
Scuola di Teatro e Cinema Il Pendolo
Associazione Sportiva Aliante
Associazione di Danza Arabesque
Info e contatti
Antonio Iavazzo Cell. 3389924524 Mail: info@antonioiavazzo.it
Gianni Arciprete Cell. 3343638451 Mail: gianniarciprete@libero.it
Tutti gli spettacoli della stagione si svolgeranno presso la Sala Teatro “A. Vinciguerra” di Palazzo Fazio, Via Seminario, 10 – Capua (CE).
Il connubio perfetto tra arte e cultura si rinnova, promettendo una nona stagione del FaziOpenTheater davvero spettacolare.
Di step in step, accadendo dalle news potrete informavi con novità, aggiornamenti, curiosità teatrali, che giungeranno dal Palazzo Fazio di Capua. E voi, siete pronti?



