Caldo record, cosa dicono i dati: 14 mila morti in più in Europa
Il bollettino Copernicus certifica temperature ben oltre la media in gran parte dell’Europa occidentale, dalla Francia al Regno Unito. Tra Nord Africa e Stati Uniti l’ondata di calore non risparmia nessun continente, mentre l’Oms convoca un vertice d’emergenza sulla salute pubblica
Se giugno 2026 verrà ricordato come uno dei mesi più caldi mai registrati, i dati di luglio per ora sono altrettanto preoccupanti. Secondo l’ultimo bollettino del Copernicus Climate Change Service, il servizio europeo dedicato al monitoraggio del clima, il mese ha fatto segnare temperature record in gran parte dell’Europa occidentale ed è stato, a livello globale, il secondo giugno più caldo di sempre, appena dietro quello del 2024. Il caldo estremo del mese scorso è arrivato a poche settimane da un’altra importante ondata di calore registrata a maggio, a conferma di una tendenza che gli scienziati definiscono ormai strutturale: eventi di caldo sempre più frequenti e intensi non solo in Europa, ma in molteplici regioni del pianeta, dal Nord Africa al Nord America.
Aumento del numero di decessi
Samantha Burgess, responsabile strategico per il clima presso l’Ecmwf (il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine), ha sottolineato come i dati di giugno mostrino un sistema climatico che continua ad accumulare calore, con conseguenze dirette sull’intensità delle ondate di caldo, sul persistente riscaldamento degli oceani e sui rischi crescenti per popolazioni, ecosistemi e infrastrutture. Dietro i numeri climatici si nasconde un bilancio drammatico parallelo. Secondo un’analisi di Politico, il quotidiano statunitense con sede in Virginia, firmata da Zia Weise, basata su dati ufficiali preliminari sulla mortalità e su stime elaborate da ricercatori nei sei Paesi più colpiti, l’ondata di caldo estremo avrebbe causato almeno 14.000 decessi in eccesso rispetto alla media. Un secondo report pubblicato da EuroMomo, il servizio di monitoraggio della mortalità sostenuto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha rilevato 10.650 decessi in eccesso nei suoi 27 Paesi membri tra il 22 e il 28 giugno. Si tratta di cifre preliminari, destinate potenzialmente a variare con l’arrivo di nuovi dati.
E’ emergenza in Europa
Nel Vecchio continente, Francia e Inghilterra hanno vissuto il loro giugno più caldo di sempre, mentre Regno Unito, Germania e Paesi Bassi hanno registrato il secondo giugno più caldo della loro storia, con record assoluti di temperatura in diverse località. Considerando l’intero continente, l’Europa ha registrato la seconda temperatura media più alta di sempre per il mese, pari a 19,14°C.
Nord Africa e Usa
L’ondata di calore ha colpito anche il Nord Africa. La Direzione generale della meteorologia marocchina ha lanciato un’allerta arancione per una nuova ondata di calore attesa nei prossimi giorni, fino a venerdì, con temperature che nelle province meridionali al confine con il Sahara potrebbero raggiungere i 45°C, mentre nel centro-sud del Paese, da Taroudant a Marrakech fino a Casablanca, i termometri sono attesi tra i 40 e i 43°C. Anche gli Stati Uniti stanno affrontando un’estate segnata da temperature estreme. Il National Weather Service prevede che questa settimana verranno eguagliati o superati oltre 90 record di temperatura in tutto il Paese, la maggior parte dei quali riguarderà i record di temperatura minima notturna. Città storicamente note per i freddi invernali, come Fargo (Nord Dakota), International Falls (Minnesota) e Portland (Maine), stanno registrando temperature notturne insolitamente elevate. Anche i ghiacci marini hanno risentito del caldo anomalo. Nell’Artico, l’estensione media mensile è risultata inferiore del 5% (0,6 milioni di km²) rispetto alla media, il sesto valore più basso mai registrato per giugno, con cali particolarmente marcati nel Mar di Barents settentrionale, intorno a Svalbard e Terra di Francesco Giuseppe. In Antartide la situazione è stata ancora più marcata, con un’estensione inferiore dell’8% (1,1 milioni di km²) rispetto alla media, anch’essa il sesto dato più basso di sempre per il mese, con cali particolarmente accentuati nel Mare di Bellingshausen.
A rischio la salute pubblica
Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, definisce il fenomeno “una vera emergenza di salute pubblica”. Il 6 luglio Kluge ha convocato un vertice straordinario con 130 rappresentanti provenienti da 41 Stati membri, Commissione europea e società civile per fare il punto sulle lezioni apprese dall’ultima ondata e misurare il grado di preparazione in vista della prossima. “La partecipazione così ampia è il segnale che i Paesi stanno prendendo sul serio il caldo come questione sanitaria”, ha sottolineato.
Appuntamento a Bonn
E intanto ci si prepara all’appuntamento di Bonn dove, dal 21 al 24 settembre si terrà il Climate and Forecast Conventions Community Workshop 2026, un appuntamento scientifico e tecnico pensato per riunire ricercatori, sviluppatori e specialisti di dati impegnati nella gestione dei metadati climatici e previsionali. L’evento rappresenta un’occasione di confronto per l’intera comunità internazionale che si occupa degli standard di riferimento per la descrizione dei dati ambientali e climatici. La quattro giorni è ospitata da tre realtà di primo piano nel panorama dei dati climatici: la Cf Conventions Community, il Copernicus Climate Change Service e lo European Centre for Medium-Range Weather Forecasts.
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