Ruini, pastore di una Chiesa “rilevante” nella società
Un ritratto del novantacinquenne porporato italiano scomparso a Roma la sera di martedì 16 giugno 2026
Lo hanno chiamato “il cardinal sottile”, hanno detto che sarebbe stato un perfetto leader di partito, molto più efficiente di tanti segretari della seconda Repubblica. Hanno fantasticato sulle sue abilità strategiche inventando di sana pianta una passione per i soldatini e i modellini di carri armati che in realtà non ebbe mai in vita sua. Lo hanno identificato come il migliore alleato ecclesiastico del ventennio politico berlusconiano. Di certo con la morte del cardinale Camillo Ruini scompare un protagonista indiscusso della storia recente della Chiesa italiana, l’uomo al quale Giovanni Paolo II, nella seconda parte del suo lungo pontificato, aveva affidato la guida della CEI e la gestione di ogni rapporto con la politica del Belpaese.
Nato a Sassuolo nel febbraio 1931, figlio di un medico, aveva avuto al liceo un professore di filosofia ateo che attaccava in continuazione i fondamenti della fede cristiana. Camillo, giovane studente, era l’unico a controbattere, con rispetto e fermezza, mentre il resto della classe rimaneva in silenzio. Un’abitudine che non avrebbe mai perso, abituato com’era a rendere sempre ragione delle sue posizioni e a presentare le ragioni della fede.
Sacerdote a 23 anni, esperto di teologia dogmatica, insegnante di filosofia nei licei, vescovo nel 1983. È stato uno dei protagonisti del cambio di rotta della Chiesa italiana segnata dal convegno ecclesiale di Loreto, nel 1985, che vede l’affermarsi delle indicazioni del nuovo pontificato, l’impulso per una rinnovata presenza dei cattolici nella vita sociale e politica del Paese. A quegli anni risale la conoscenza e l’amicizia con colui che sarebbe diventato direttore del quotidiano cattolico Avvenire, Dino Boffo, con il quale si trova in sintonia nell’auspicare un maggiore impegno culturale dei cattolici italiani.
Alcuni mesi dopo il convegno di Loreto, spartiacque per la Chiesa italiana, Ruini diventa segretario generale della CEI presieduta per volere di Giovanni Paolo II dall’allora cardinale vicario di Roma, Ugo Poletti. Quando arrivò alla Conferenza Episcopale, avrebbe poi più volte raccontato, “avevamo a malapena i soldi per pagare quattro impiegati”. Ma grazie al nuovo Concordato e al meccanismo dell’8 per mille, arrivano alla CEI risorse considerevoli: non soltanto Ruini può permettersi di creare una notevole e articolata struttura, ma può anche aiutare significativamente le Chiese del Terzo mondo. Al suo fianco, per l’attuazione del Concordato, chiama mons. Attilio Nicora.
Sono gli anni in cui i vescovi chiedono ai cattolici italiani di rimanere uniti attorno al partito della Democrazia Cristiana. Nel 1991 Giovanni Paolo II nomina Ruini presidente dei vescovi italiani e suo vicario per la diocesi di Roma, creandolo cardinale.
Subito dopo il suo insediamento ai vertici dell’Episcopato scoppia in Italia lo scandalo di Tangentopoli, un terremoto per i partiti che fino a quel momento hanno governato il Paese. La CEI deve prendere atto che l’unità dei cattolici non è più possibile: la Democrazia Cristiana tracolla, i partiti di governo entrano in crisi. Il cardinale Ruini dà vita allora un nuovo progetto culturale: i cattolici, anche se divisi per militanza partitica, potevano trovarsi uniti sui valori come la difesa del matrimonio, le politiche in favore della famiglia, la libertà di educazione. Nel centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, Ruini trova un interlocutore disposto a dialogare su questi temi.
Una vittoria alla quale gli si riconosce di aver contribuito è quella dell’astensione al referendum del 2005 sulla fecondazione assistita, quando aveva invitato a non recarsi alle urne per far fallire, come accadrà, la consultazione.
Ma anche sarebbe davvero riduttivo leggere l’operato del cardinale soltanto o prevalentemente con la lente della politica. Ruini ha rilanciato il ruolo missionario delle parrocchie e si è adoperato per far sì che i nuovi movimenti e le associazioni laicali cattoliche, pur con le loro diversità e peculiarità, si sentissero tutte parte di questo rinnovato slancio per l’annuncio del Vangelo. Attento osservatore di quanto avveniva negli Stati Uniti con l’affermazione degli “evangelicals”, dopo il dramma dell’11 settembre 2001 e il crescente fenomeno dell’immigrazione si era detto convinto che questi avvenimenti avessero provocato in Italia “un risveglio e una rinnovata presa di coscienza della nostra identità religiosa e culturale cristiana, a livello di popolo e anche in una parte ampia e significativa della cultura laica”.
Nel 2005 ha partecipato al Conclave che ha eletto il cardinale Joseph Ratzinger quale successore di Giovanni Paolo II. Nonostante il “suo” Papa sia rimasto il Pontefice polacco, con il quale aveva strettamente collaborato per anni, con Benedetto XVI si è trovato in sintonia, anche sul giudizio relativo alla “rilevanza” della Chiesa italiana: l’Italia, secondo questa lettura, non sarebbe così scristianizzata e secolarizzata come appare dalle statistiche. Proprio questo Paese, dirà Papa Ratzinger, è la prova che “l’egemonia di tale cultura non è affatto totale e tanto meno incontrastata” e che “soprattutto in Italia la Chiesa conserva una presenza capillare, in mezzo alla gente di ogni età e condizione, e può quindi proporre nelle più diverse situazioni il messaggio di salvezza che Gesù le ha affidato”. Per Ruini era importante che la Chiesa non risultasse “irrilevante” e dunque che fosse in grado, in dialogo con tutti, di proporre il messaggio cristiano incarnandolo in ogni aspetto della vita sociale, culturale e politica.
Va ricordato l’ultimo importante incarico affidato da Papa Ratzinger al cardinale dopo la conclusione del suo mandato di presidente della CEI e di Vicario di Roma, la guida di una speciale commissione di indagine e di studio sulle apparizioni di Medjugorje: un lavoro considerevole e accurato, conclusosi con un parere sostanzialmente positivo in relazione al primissimo periodo del fenomeno, che il cardinale consegnerà nelle mani del successore di Benedetto XVI, Papa Francesco.
Escluso per motivi d’età dal novero degli elettori al conclave 2013, Ruini ha accolto la sorpresa dell’elezione del cardinale Bergoglio e nel corso degli anni, in occasione di alcune interviste, non ha mancato di far presente qualche rispettosa presa di distanze da alcuni aspetti del pontificato di Francesco, sottolineando d’altra parte anche le sintonie, specialmente con il magistero sulla fraternità. Ormai in sedia a rotelle, è stato in grado di partecipare alle liturgie e ai riti che hanno accompagnato il cambio di pontificato del 2025 e ha fatto in tempo a rendere omaggio a Leone XIV, sottolineandone l’impegno per l’unità della Chiesa.
Dipinto spesso, a torto, come un personaggio freddo e calcolatore, il cardinale di Sassuolo non ha in realtà mai corrisposto a questo cliché. È stato invece un vero padre per i suoi preti, sempre disponibile al dialogo con loro, attento ai loro problemi e alle loro esigenze, vicino nei momenti di bisogno. Per nulla attratto dal risorgente tradizionalismo, piuttosto alieno dai formalismi, ha vissuto l’ultimo scorcio della sua vita in un appartamento all’ultimo piano di un istituto diocesano accanto alle mura vaticane, accogliendo in casa neonati abbandonati e bisognosi di cure.
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