Giorno della Memoria, l’intervento del Ministro Valditara al Quirinale
“La Memoria eccede la sua pur imprescindibile simbologia, la Memoria mai come in questo caso deve essere anche sostanza e immanente concretezza”.
Signor Presidente della Repubblica, Signora Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Signora Presidente del Consiglio, autorità presenti, rappresentanti delle scuole, studentesse, studenti, signore e signori,
davanti a quella ferita della coscienza collettiva che rievochiamo oggi, 27 gennaio, vi è un rischio: che il Giorno della Memoria si riduca involontariamente a una ritualità della Memoria. Intendiamoci, i riti sono importantissimi, contribuiscono a definire simbolicamente la vita dell’essere umano.
E la tragedia unica della Shoah, strappo dentro la trama pur accidentata della Storia, precipizio nell’orrore assoluto (“Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile”, scriveva Primo Levi), è e deve sempre essere simbolo di ciò che non può mai più accadere.
Eppure, la Memoria eccede la sua pur imprescindibile simbologia, la Memoria mai come in questo caso deve essere anche sostanza e immanente concretezza.
L’idea di Memoria, insomma, svolge la funzione propria della storia, una funzione esemplare e maieutica che trova nel racconto la sua realizzazione. Per questo ho trovato assolutamente cruciale il tema con cui si è voluto affrontare la giornata quest’anno: “La memoria delle fonti e dei documenti tra cultura, storia e vita”.
Perché se la memoria deve essere un percorso mai interrotto, una pratica vivente, non un rito fine a sé stesso, la dimensione della documentazione, della condivisione dell’immagine dell’orrore, diventa fondamentale. Quel nesso tra “cultura, storia e vita” è il racconto, è una facoltà fondamentale dell’umano, permette di rendere l’esperienza altrui la tua esperienza, presente, reale, innegabile, qui e ora. L’orrore, per farsi consapevolezza, deve essere raccontato.
È quello che capì in diretta, con senso storico e morale non comune, il generale Dwight D. Eisenhower, poi presidente degli Stati Uniti, varcando quella soglia tra il mondo della vita e il mondo dell’orrore che era il cancello del campo di concentramento Ohrdruf, sottocampo di Buchenwald, quando disse ai suoi uomini: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualcuno si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”.
È successo, non deve succedere mai più, non è solo un imperativo etico, è un appello esistenziale che sgorga da ogni foto, da ogni fotogramma di ogni video, da ogni sillaba di ogni testimonianza, da ogni riga di sopravvissuto o di cronista dell’orrore. Lo senti risuonare, distintamente, ogni volta che metti piede in quell’inferno realizzato, organizzato, scientifico che è stato Auschwitz: si è fatto pochi giorni fa, come ogni anno, con un gruppo di nostri studenti che si sono immersi in quel luogo che in ogni angolo racconta la tragedia trasformandola in ricordo che non ti abbandonerà mai più.
Non c’è storia senza la responsabilità di essa, ed è per questo che al Ministero dell’Istruzione e del Merito è esposta una targa in memoria degli studenti espulsi dalla scuola italiana in quanto ebrei. Ma se la Memoria vuole essere autenticamente viva, non può non farsi anche guardiana del presente.
È per questo che, se non dobbiamo mai dimenticare quanto è successo, se dobbiamo sempre rinnovare la condanna dell’aberrazione dei campi di sterminio, delle leggi razziali naziste e fasciste e dell’ideologia che li ha generati, non possiamo nemmeno trascurare l’evidenza di un antisemitismo sempre più palese, anche e soprattutto nel continente europeo, là dove l’Orrore si è realizzato.
Lo si rintraccia, ad esempio, quando si confondono le azioni di un governo con le responsabilità di un intero popolo, quando si attribuiscono al popolo ebraico stereotipi che richiamano esplicitamente quelli della propaganda nazista, quando si pretende di cacciare dalla terra di Israele un’intera comunità. Abbiamo imparato tanto in questi 80 anni, non facciamo che sia stato tutto inutile.
Se la Memoria deve essere racconto vivificato, rinnovato, esperienziale, deve essere anche costantemente aggiornata. Deve saper fare i conti con la realtà del presente. Per dare corpo a questa necessità esistenziale, per farne non un’astratta dichiarazione di principio, ma la concretezza quotidiana della nostra convivenza civile e democratica, sono fermamente convinto, se tutto questo dev’essere, che gli interpreti migliori siano le nostre ragazze e i nostri ragazzi.
Sono loro che possono rinnovare quella capacità di trasformare la documentazione, sempre e ancora, in esperienza vissuta e condivisa. È grazie a questa capacità che l’umanità potrà salvarsi dalla ripetizione di orrori che devono saper sempre inquietare la coscienza dell’essere umano.
Video – Giorno della Memoria, l’intervento del Ministro Giuseppe Valditara al Quirinale
Newsletter Ministero dell’Istruzione e del Merito 2 febbraio 2026


