Dedizione, passione e gran voglia di stupire di mostra in mostra il suo pubblico, che da anni in anni, lo acclama.
Ugo Levita. Grande successo per l’inaugurazione della mostra Ondaperpetua al Museo archeologico nazionale di Calatia, Maddaloni: ecco fino a quando è visitabile
Nelle sue rappresentazioni troviamo raffigurate le figlie Cecilia Alma Levita, modella professionale, Dottoressa titolo ricevuto all’Università di Perugia, nonché Miss Italia Umbria 2022 per la partecipazione al concorso di Miss Italia, Artemisia Levita – attrice e modella, oltre a raffigurazioni di Todi e dove l’artista riesce a catturare quel qualcosa in più per sognare.
L’evento culturale gode del patrocinio del Comune di Maddaloni (Ce).
Francesco Creta è il curatore di questa mostra, che ha curato insieme al Maestro Levita la scelta delle opere da esporre.
Le opere sono di Ugo Levita, artista originario di Acerra (Na), ma che vive a Todi (PG) da diversi anni. Ugo Levita si definisce “manovale della pittura che lavora nel campo dell’immaginario”. Di step in step cattura ogniqualvolta, cattura pubblico facendo grandi riscontri alle mostre lungo il territorio campano nonché nazionale.
Il Vernissage di Ondaperpetua al Museo archeologico nazionale di Calatia sito a Maddaloni (Ce) in Via Caudina, 353 si è svolto il 22 dicembre, con non pochi riscontri.
Le parole del sindaco di Maddaloni, Andrea de Filippo che ha avuto l’onore di aprire la mostra: “Sono ben lieto di accogliere come città il Maestro Levita, che si definisce “Manovale della pittura che lavora nel campo dell’immaginario”. È una cosa che capita molto spesso anche a noi, lavorando nel manovale della politica, e c’è una sorta di similitudine. Si tratta di un artista importante. Ha segnato anche la storia dell’arte del nostro Paese. È un nostro conterraneo. È per me un motivo di soddisfazione, incontrarlo nella nostra città e incontrarlo all’interno di una struttura che mi auguro che attraverso questa mostra venga conosciuta, stando facendo un percorso importante anche grazie alla presenza della Dottoressa Menale. Queste iniziative si collocano nel solco di una serie di iniziative che la nostra città ha già assunto. Siamo reduci dalla prima edizione di Biennale delle Arti, ‘Ama’ che ha avuto un notevole rilievo non solo a livello nazionale. Stiamo in questo momento realizzando una operazione molto suggestiva che è quello del recupero funzionale di un ex convento, che diventerà il Palazzo della Cultura e della città in quello che sarà uno spazio destinato proprio a questo tipo di attività, perché riteniamo che la cultura assieme all’arte storica rappresenta una delle più massime espressioni culturali, un segno distintivo della capacità di una comunità di conoscersi intorno nei valori condivisi, intorno a una identità che si costruisce soprattutto anche attraverso questo tipo di messaggi. Guarderemo con l’occhio attento di chi vuole cercare di imparare, di cogliere i messaggi, con l’ausilio dell’artista Levita, e dello storico dell’arte per cercare di raccogliere dalle opere dei punti di spunto, di riflessione che possano arricchirci. Grazie della vostra presenza. Ad Maiora”.
Le parole di Ugo Levita: “Innanzitutto devo ringraziare anche l’amico Architetto Vincenzo Sposito, che mi ha dato un grande aiuto e ci conosciamo da tanti anni. Gli artisti non devono mai parlare della propria opera, perché le opere dovrebbero parlare da sole. Sono come poesie. Le mie opere dopo una prima analisi possono suscitare diverse sensazioni. Una citazione che trovo spesso fondamentale è dettata dal suddetto aforisma, trattandosi di artisti che hanno fatto parte col teatro. Quando guardo le mie opere non posso che iniziare con una scena teatrale. Quindi siamo anche legati a questo tema. Poi la mia famiglia, lavora all’interno del campo artistico e potremmo dire che siamo sempre in scena, chi per un motivo chi per un altro. Lo stile che più potrebbe identificare la mia arte poetica potrebbero essere tanti, il realismo, il realismo magico, l’arte visionaria, l’arte fantastica, ma anche la Secessione Viennese. Non preferisco essere racchiuso all’interno di una determinata categoria, perché penso che l’arte è una espressione libera e deve essere libera anche da schemi, da gruppi e da altre cose. L’artista alla fine è un individualista. Anche se lavora in gruppo, porta avanti sempre le sue idee. Serve poi incanalare in dei confini ben definiti. Quello che mi auspico è che attraverso le opere la gente, il pubblico possa trovare uno spunto per sentirsi anche più liberi. Perché tutti questi accostamenti che eseguo, vengono effettuati tutti in modo estremamente libero o almeno cerco di esserlo. Mi definisco un citazionista puro. Hume diceva che per creare qualsiasi cosa bisogna prima immaginarla. L’essere umano lavora solo di immaginazione. Anche se dobbiamo fare il bullone di una macchina o un qualcosa, occorre ogniqualvolta immaginarla prima. L’ispirazione è proprio dettata da questa visione di dettagli. È un tipo di pittura che l’ispirazione la trova dentro sé stessa, legata alla biografia, legata alle esperienze che si sono fatte per il passato. Ho cominciato molto giovane già a conoscere l’idea di semi-automatismo, ovvero di lasciare libero il proprio inconscio che si esprime appunto attraverso le immagini. Lo chiamo semi-automatico. Perché? Da una parte è libero di creare, di immaginare, legato anche alle immagini oniriche del sogno ma all’interno è presente anche del simbolismo, un’altra corrente. È inevitabile pensare che all’interno dei quadri non c’è simbolismo. Possiamo dire che il simbolismo è antico. Nasce insieme all’uomo preistorico. E come si doveva esprimere l’uomo? Attraverso le immagini figurative. I quadri non prevedono una situazione predefinita. Ognuno è libero di interpretare secondo il proprio modo. Perché ho creato un’opera, ho creato un dipinto e poi lascio libero lo spettatore di dare lui qualsiasi interpretazione. Perché ognuno di noi è fatto in modo diverso e ognuno di noi darà una propria interpretazione. E più che chiedervi il significato delle opere, sono stesso io, che chiedo a loro che cosa hanno interpretato attraverso queste opere. Noi guardiamo la nostra immagine nello specchio. Ma nelle opere d’arte guardiamo la nostra anima. Questo cosa vuol dire? Ognuno di noi, trova una soluzione sua secondo al modo di vedere secondo le esperienze e tutto ciò che ruota attorno al proprio vissuto. Conferisco delle sollecitazioni, perché lo spettatore possa sentirsi libero di interpretare e di entrare. Perché se funziona e se piace, è una indicazione che può far entrare di più nel dipinto e creare un’opera d’arte per sé stessi. Nelle opere d’arte vediamo noi stessi. Se una persona trova un quadro inquietante o lo trova rilassante è perché lui lo guarda con gli occhi della propria anima”.
Le farfalle “Uno degli elementi presenti sono le farfalle. Gli antichi greci pensavano che la farfalla era l’anima che nel momento del trapasso uscisse dalla bocca per andarsene, chissà dove. La farfalla è bellezza, è leggerezza. La farfalla segue la metamorfosi, perché da bruco attraverso la crisalide diventa un essere meraviglioso che vive pochi giorni e poi scompare. L’uomo ha sempre interpretato le sue allegorie tramite degli animali, gli insetti. Una volta una signora mi disse: … Maestro mi piacerebbe addormentarmi dentro a una sua creazione. E fu un complimento di altissimo livello e rimasi davvero stupito.
Le parole di Francesco Creta, il curatore della mostra: “La prima volta che abbiamo iniziato a lavorare assieme ero a giorni dal discutere la mia tesi triennale. Oggi, sto creando un dottorato di ricerca e quella mostra si chiamava ‘Ondaperpetua’. È un eterno ritorno, è un raccontare l’oggi sempre con un qualcosa di nuovo. All’epoca l’ho definito un autore di ratio contemporanea, con il fatto che Ugo riesce a cucire insieme tutto quello che ci portiamo dietro ogni giorno e renderlo qualcosa di nuovo. Rendere qualcosa storia. Prendere gli elementi e farli cucire per creare qualcosa di nuovo, adattato il tutto ad un punto di passaggio, un punto di incontro tra chi guardia e chi l’ha realizzato. Gli storici dell’arte servono a ricordarci cosa è successo. Noi registriamo le cose. Oggi, Abbiamo un impegno di cercare di conservarle il più possibile. Poi sarà il tempo a dirci, chi avrà ragione. Troviamo ancora la gente che pensa che l’arte contemporanea non sia pittura. L’arte contemporanea ha una questione temporale. Ognuno ha il proprio medium. E se un medium ci racconta la realtà, funziona a prescindere dalla forma in cui viene proposta, perché mi sta raccontando quello che ha attorno. Ognuno ha il proprio modo di comunicare quelle cose. Noi siamo solo in grado di ricostruire quei fili e le ragioni profonde di origini, delle citazioni. Parlavamo con Ugo, di Smith, che è uno scultore austriaco che lo perseguita. Ugo conserva una memoria, che è una memoria collettiva che non dovremmo perdere. E ce la racconta secondo nuove forme. La memoria collettiva non è solo quella culturale, dove lui attinge a un mondo tra cinema e televisione, teatro, letteratura, musica. La storia è parte integrante di tutto ciò che sto raccontando. Ma nel senso più effettivo del termine dove c’è la propria famiglia, il proprio vissuto, c’è il luogo dove vive, dove lavora. Ed è bellissimo che queste cose possano mescolarsi e diventare qualcosa di completamente nuovo e che noi viviamo ogni volta in maniera diversa. Perché io, ogniqualvolta vedo un quadro di Ugo riesco a trovare nuovi riferimenti, nuovi spunti per pensare a qualcos’altro. Lo specchio indicato da Ugo è quello che guardiamo, è in realtà lo specchio che Ugo porta dietro. Sul fatto del teatrale se fate caso, c’è un limite da cui noi osserviamo. Siamo spettatori di ciò che sta succedendo. Sono pochissimi i quadri senza quella soglia, che si tratta di una soglia che ci ricorda uno dei più grandi Maestri della storia dell’arte, Antonello da Messina, con l’Annunciata di Palermo, dove una mano misura lo spazio al di là di una finestra. Ma questa non è una finestra ma un palcoscenico. È la storia di ciò che ci sta succedendo attorno. Grazie”.
Per info: +393397581914 – email: levitaugo@gmail.com
Per trovare l’artista Ugo Levita anche sui social.
La mostra Ondaperpetua è visitabile anche durante le festività natalizie, fino al 6 gennaio 2026. L’apertura è disponibile tutti i giorni e come fascia oraria dalle 9 alle 19. Il martedì resta chiuso.
Insomma durante le feste c’è modo di poter gustare le opere d’arte di Ugo Levita per la mostra “Ondaperpetua” che continua a suscitare alti consensi da parte del pubblico. Opere d’arte che fanno sognare, opere d’arte che puntano l’equilibrio verso un nuovo obiettivo, un nuovo sogno che punta ad essere focalizzato e poi centrato.







